E’ la storia di Paolina Pezzaglia Greco, grande attrice vissuta tra il 1889 e il 1925, di tutti coloro che hanno fatto parte della sua vita e delle epoche che attraversò: belle epoque, grande guerra, fascismo

sabato 10 dicembre 2011

31 - Appendice 6: 'GENIO MALEFICO': LA CINEMATOGRAFICITA' DI PAOLINA


Paolina scriveva.

Evidentemente non le bastava recitare: sentì anche la necessità di scrivere per le scene.
E per farlo scelse il cinema.

Il copione che ci è giunto fresco ancora della sua calligrafia è una sceneggiatura di 25 pagine, e anche ben calibrata, per un film muto in quattro parti: GENIO MALEFICO.

Risulta essere uscito, con lo stesso titolo, il seguente film:


GENIO MALEFICO

regia di Giuseppe De Liguoro
Compagnia di Produzione e Distribuzione: Milano Films.
Marzo 1912.
Interpreti: Angelina Barbaroux, Ernestina Zaggia, Giuseppe De Liguoro, G. De Crescenzo.
Visto censura 4840.
Mt. 645.
In Francia: MAUVAIS GENIE.
In Spagna: GENIO MALEFICO.
In Austria: EIN BOSER DAMON.

Da un documento francese risulta esistere anche un titolo alternativo: GENIE MALEFIQUE, e un sottotitolo italiano: "Redenzione di un'anima".

Però tra le due storie c'è solo un'identità di titolo: infatti non hanno niente a che vedere tra loro. La trama del film di De Liguoro, sceneggiatore egli stesso della pellicola, risulta più convenzionale rispetto a quella, assai più ardita, escogitata da Paolina.



La sua lettura ha coinvolto chi vi scrive al punto di vederselo scorrere davanti, il film, completo di ambientazioni, azioni e didascalie, nel più puro stile dell'epoca.

Dentro c'è tutto, dall'amore alla guerra, dallo scienziato pazzo alle insane incestuose passioni, dal tentato omicidio alla giusta punizione del cattivo, 
fino al radioso felice finale.

In 'Genio Malefico', firmato da Paola Pezzaglia (non Paolina: era cinema) anche la tecnologia dell'epoca, in particolare l'elettricità, viene usata ai fini della drammatizzazione del racconto, che ha dei momenti di vera suspence
e notevoli tinteggiature horror.

Come sempre Paolina ha stupito: chi se lo sarebbe aspettato?
La nostra Paolina si dimostra ancora una volta avanti sui tempi.

Nella protagonista, che guarda caso si chiama Paola, possono ritrovarsi caratteristiche e sentimenti dell'autrice stessa: l'amore per la natura, l'avversione per le convenzioni, le lunghe galoppate a cavallo, la generosità nel donare la propria opera ai feriti di guerra...
E tanta, tanta passione romantica.




Immaginiamo che Paolina avrebbe voluto interpretare lei stessa il ruolo della protagonista, ed è un vero peccato che questo film, a quanto ci risulta, non sia stato mai girato.

'Genio Malefico' resta a testimoniare la completa 'cinematograficità' di Paola Pezzaglia, che aveva imparato subito l'arte del coinvolgere gli spettatori dal grande schermo, non solo attraverso la propria immagine,
ma servendosi anche della parola scritta.

E ne conferma la grande intelligenza scenica.


Trama
Paola (la protagonista, in cui si riconosce facilmente l'autrice), è una giovane spensierata che ama la natura, cavalcare e vivere sorridendo la propria gioventù. Suo zio è il proprietario di una fabbrica in cui lavora un giovane ingegnere di cui Paola si innamora. Ma il terribile zio è geloso e tenta di concupire la nipote, preso da una insana passione nei suoi confronti. Scoppia la guerra, e il giovane amato da Paola parte per il fronte. Il malefico zio ne approfitta per intensificare i suoi assalti incestuosi alla nipote, ma lei riesce a sfuggirgli impegnandosi come crocerossina nelle retrovie del conflitto. Qui ritrova, ferito, il suo amore. Quando questi torna a casa lo zio, vero genio malefico, attira in una trappola il reduce, rinchiudendolo in una stanza "elettrica", e ricatta la nipote: se lei gli cederà il suo amato avrà salva la vita, in caso contrario azionerà un congegno che lo incenerirà. Ma Paola riuscirà in extremis a vanificare le pessime intenzioni del cattivo zio, che finisce ucciso dalla sua stessa trappola, e può infine liberare l'uomo che ama. I due si avviano insieme verso un finale in cui l'amore trionfa.

Giudizi critici
La professoressa Monica Dall'Asta, scrittrice e docente di Cinema all'Università di Bologna, dopo aver preso visione della sceneggiatura, così si è espressa: 
"Appassionante! Ben più interessante di quello che mi aspettavo. Sicuramente delle cose si possono dire circa la consapevolezza di Paola delle tecniche di montaggio, oltre alla più ovvia attenzione alla recitazione, all'ambientazione ecc. Molto interessante!".

La dottoressa Valeria Veronica Mazza, nella sua Tesi di Laurea su Paola Pezzaglia
"Il soggetto scritto da Paola Pezzaglia è parecchio interessante, in quanto rappresenta il frutto ben riuscito di un miscuglio efficace di generi diversi: attinge, infatti, in parte dal repertorio letterario tardoromantico dalle trame di gusto gotico, con uno sfondo di toni horror e di intrighi torbidi carichi di ombre incestuose, in parte dal teatro naturalistico, con i suoi interni sobri e realistici e i dialoghi non artefatti, e risente anche degli echi futuristici del periodo, nella fascinazione per le macchine industriali e per le nuove invenzioni tecnologiche... Quello che colpisce maggiormente già a una prima lettura della sceneggiatura è la competenza tecnica di Paola Pezzaglia. A partire dal linguaggio usato, che in molti casi è prettamente cinematografico: utilizza, per esempio, termini come "dissolvenza", "controscena", "in primo piano", "interno dello stabilimento" e "esterno della palazzina", un gergo che prevede familiarità con il set e la conoscenza chiara e precisa dei codici che regolano le riprese di un film. Anche nella qualità delle didascalie si nota la stessa competenza: non sono messe a caso, all'iniziosono funzionali alla presentazione dei personaggi, man mano che la vicenda si sviluppa sottolineano le emozioni e le atmosfere, commentano le scene e, con brevi scambi di dialogo e frasi scelte, portano avanti gli eventi, alimentano la tensione e alla fine commentano anche l'epilogo... Paola Pezzaglia si sbilancia in diversi punti della sceneggiatura scrivendo di operai in fabbrica umiliati e sfruttati dal proprietario dello stabilimento... E nello stesso tempo l'ammirazione con cui gli operai trattano l'ingegnere e il modo in cui lui risponde, mostrando di preoccuparsi dei loro problemi ha un duplice effetto: da un lato ci aiuta a mettere a fuoco meglio la sua figura, dall'altro chiarisce il punto di vista dell'autrice che potremmo definire socialista".


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http://pezzagliagreco.blogspot.com/2011/12/32-appendice-6-paolina-nel-terzo.html