E’ la storia di Paolina Pezzaglia Greco, grande attrice vissuta tra il 1889 e il 1925, di tutti coloro che hanno fatto parte della sua vita e delle epoche che attraversò: belle epoque, grande guerra, fascismo

sabato 10 dicembre 2011

31 - Appendice 6: LE PELLICOLE DEL "MISTERO"


UN BENE PREZIOSO


Difficilissimo è reperire i film di Paolina, come del resto in generale moltissimi film muti, ormai svaniti nel nulla. Sappiamo esistere a Roma una copia, benché incompleta, de "La capanna dello zio Tom", che speriamo presto di poter visionare restaurata.

Paolina cavalca. Particolare di una più ampia foto di scena del film "La capanna dello zio Tom" appartenente al nostro Archivio.
I colori sono abusivi



Ma qualcosa sopravvive nel nostro Archivio. Ce l'ha lasciata Paolina: una piccola, infinitesima parte delle migliaia di metri di pellicola che la fissarono sulla celluloide. Solo 5 metri e 48 cm., suddivisi in 8 piccoli spezzoni, di quello che fu lanciato come "La Film Italiana Gigante" (al femminile, secondo l'uso dell'epoca): titolo generale "Il mistero dei Montfleury", uno dei primi serial cinematografici italiani. Titoli dei quattro lungometraggi che lo compongono: "Il campo maledetto", "I bimbi di nessuno", "La sagra dei martirî", "Il giardino del silenzio". Introvabili. Spariti.
In questi film Paolina impersona Biribì, ragazzo di strada ardimentoso e furbo, che risolve molte situazioni. Ne possediamo una nutrita documentazione, e soprattutto quei frammenti di pellicola, che a quanto ci risulta sono gli ultimi rimasti degli oltre seimila metri complessivi del serial. Quindi ancora più preziosi.

Gli otto piccoli spezzoni di pellicola del film "Il mistero dei Montfleury" presenti in Archivio, come apparivano prima del restauro.

Questi brevi spezzoni hanno varcato gli anni, dal 1917 (anno di lavorazione dei quattro film) fino a oggi, conservati prima da Paolina, poi da suo figlio, dal nipote e ora finalmente non più solo cimeli, ma supporto di azioni visualizzabili.
Non sappiamo perché Paolina possedesse queste pellicole, se le avesse richieste come ricordo, se se ne fosse impossessata raccogliendo qualche scarto di montaggio, se gliele avessero regalate quelli della Casa di Produzione Aquila Film insieme alle quattro brochure promozionali del serial e a varie foto di scena, anch'esse oggi rimaste pezzi unici... Fatto sta che questi oggetti così deperibili hanno seguito indenni le sorti della famiglia, attraversando due guerre e mille traversie, cambi di città, di case, decessi, problemi di ogni tipo... Eppure nel loro piccolo e fragile funzionano ancora. 

Fragili e deperibili li abbiamo definiti, ma non ce n'eravamo mai accorti. Furono le due professoresse Dall'Asta e Jandelli, venute a Firenze per visionare l'Archivio, che non appena videro quei pochi spezzoni strabuzzarono gli occhi e cominciarono a dire: «Attenzione! Si possono incendiare!» Così abbiamo imparato che queste pellicole al nitrato hanno il brutto vizio di prendere fuoco da sé, dal nulla, improvvisamente. Andrebbero tenute a bassa temperatura, in contenitori appositi, e con l'umidità non superiore al 30%. Ferme. E invece sono state sballottate qua e là, a qualsiasi clima, in scatole del tutto inappropriate, senza che succedesse mai nulla.
Per forza: c'era dentro la nostra Paolina, che ha sempre dato dimostrazione di forza, anche dopo la sua morte, anche chiusa in pochi fotogrammi. Lei resiste, e con lei, misteriosamente, tutto quello che la riguarda.
È stato nel 2017, a cento anni precisi dal loro passaggio all'interno di una macchina da presa, che le pellicole di Paolina hanno trovato il modo di farsi di nuovo guardare. Fino ad allora al massimo ne avevamo scansionato qualche fotogramma ricavandone immagini interessanti ma assolutamente insufficienti rispetto a quanto sarebbe stato possibile fare a dei professionisti del settore. E soprattutto mancava il movimento. Già nel 2012 avemmo un contatto col CSC di Roma, che si era offerto di restaurare e digitalizzare le nostre pellicole, cosa che per nostra ignavia non ebbe seguito. Ma nel 2017 ci capitò di conoscere uno studente della materia, Andrea Ponzecchi, sosia giovane di Sergio Leone, molto appassionato di cinema, in partenza per l'Università di Udine. Avrebbe trasportato lui le preziose pellicole fino a La Camera Ottica di Gorizia, laboratorio di restauro collegato a detta Università nonché collaboratore e partner dei maggiori enti cinematografici mondiali. Così fu, e noi restammo in contatto con Diego Cavallotti, responsabile settore film del laboratorio, durante tutta la lavorazione del materiale, durata nove mesi: una vera e propria gestazione. Dovevano essere prima puliti, restaurati, infine digitalizzati tutti i fotogrammi, uno per uno, per ottenerne immagini sia singole che in movimento. Un lavoro enorme per poi ricavare 291 fotogrammi separati e un film di "ben" 18 secondi. Breve, vero? Ma non si può chiedere di più a 5,48 metri di pellicola.




Il costo di tutta questa operazione? Zero. Sì, è vero: in questo caso, trattandosi di materiale unico e sconosciuto, quindi di particolare interesse, è bastata una convenzione secondo la quale il nostro Archivio autorizza il Dipartimento di Studi Umanistici e Patrimonio Culturale dell'Università di Udine all'utilizzo in sede scientifica e didattica delle informazioni e delle conoscenze tecniche desunte dall'attività di ricerca inerente al progetto. Il tutto a scopo esclusivamente interno, escludendo duplicazioni, riproduzioni, noleggi, prestiti, edizioni e proiezioni pubbliche. 
Così Paolina diventa anche "professoressa" universitaria... 
Da questo desumiamo che esista ancora una sia pur rara attenzione alla signora Cultura, purtroppo per lo più ormai ridotta a una mera macchina da soldi, e laddove non se ne intraveda fonte d'interesse pecuniario abbandonata a se stessa.
Grazie quindi sia alla Camera Ottica, che ha compiuto il lavoro, che al CSC-Cineteca Nazionale che l'avrebbe ugualmente realizzato a costo zero.
E figuriamoci, a noi più si espande il "verbo" paolinesco e più fa piacere. E fa piacere anche trovare persone così appassionate da non richiedere quale mercede per il loro lavoro che l'uso a scopo di studio dei risultati. 
E arriva il giorno della restituzione del materiale all'ArchivioÈ il 14 luglio 2018, festa in Francia, ma anche per noi: siamo in attesa del buon Ponzecchi che deve riconsegnarci sia le pellicole originali che la loro digitalizzazione. Le pellicole, secondo il protocollo FIAF, sono accorpate su un'unica bobina e accompagnate da una chiavetta contenente tutto il materiale digitalizzato, compresa una estesa relazione tecnica dei lavori. 
Il nostro tramite arriva e finalmente possiamo vedere per la prima volta Paolina in movimento.



E la vediamo: è come un volo di farfalla, immagini che veloci passano da una scena all'altra, da un colore di pellicola all'altro, alcuni momenti si esauriscono in un soffio, altri durano qualche secondo in più, per un totale di 18. Paolina è un monello che riempie la scena: piccola piccola, anche quando non è sola è protagonista. Nel pur brevissimo tempo ritrovato ne notiamo la preponderante personalità, e questo leggerissimo antipasto ci fa venir voglia di cibarcene ancora e più a lungo. Ma dobbiamo rimanere con l'appetito. 
Ovviamente la commozione non manca, ma viene sopraffatta dalla curiosità, dalla scoperta, dalla constatazione di una presenza diversa, che un po', lo confessiamo, temevamo deludente, ma che al contrario è risultata più che appagante. Paolina era una che si faceva notare, che non somigliava a nessuno, che esprimeva un proprio piglio personale attraverso una gestualità unica e solo sua. 
Queste le prime impressioni.
Senonché... o non ci viene l'idea di scaricare il contenuto della chiavetta nel pc? Sono oltre 33 GB, ci vorrà un po' di tempo. Altroché. Ore. Ma non ci spaventiamo. Ci pensa però la famigerata chiavetta a spaventarci: arrivato il caricamento al 20%, il processo si blocca: impossibile completarlo, tutto tempo perso. Peggio: TUTTO perso. La chiavetta non risponde più, non viene nemmeno più riconosciuta dal pc. Dopo prove e riprove, dobbiamo constatarne la morte non apparente. Fulminata! La rabbia ci invade: la festa si è tramutata in tragedia.

Ma perché raccontare tutto questo?

C'è un perché, e ha ancora Paolina come protagonista.
Dopo un pomeriggio simile ci portiamo la rabbia dritta dritta fino alla sera, quando scopriamo, grazie al servizio di Google Alert (davvero utile), che in un articolo uscito il giorno stesso si parla di Paolina. Ma davvero? Davvero. 
Ora, non è che tutti i giorni escano articoli su un'attrice di teatro e di cinema muto morta nel 1925, e non certo delle più famose. Ma quel giorno sì. Proprio quel giorno.
Nell'articolo, di una testata siciliana, Sicilian Post, si racconta la sua famosa performance catanese del 1913 nelle vesti improvvisate del Giannetto della "Cena delle Beffe". Paolina viene nominata insieme a Eleonora Duse e Totò, tra le celebrità.
Ed ecco che ci torna il sorriso: ce l'ha reso lei, la piccola, forte, ostinata Biribì che avevamo appena visto muoversi sullo schermo, poi apparentemente vinta dalla tecnologia traditrice, ma che aveva trovato il modo per dirci di esserci ancora, per incitarci a non mollare, come non molla lei, rispondendo colpo su colpo alle avversità della vita... anche da morta.
Certamente si è trattato di una coincidenza, ma una misteriosa coincidenza, e troppe se ne sono verificate con Paolina. Lei sembra aleggiare ancora da qualche parte: manda segnali, e quando sei abbattuto ti consola.
Anche perché tre giorni dopo tutto il materiale ci è stato reinviato via mail, e finalmente abbiamo potuto prenderne possesso e cominciare a studiarlo.
Ma valeva la pena raccontare questo aneddoto, su cui non è illecito meditare.
Ma vogliamo vederla?
Ok, abbiamo scelto 6 fotogrammi di una delle scene ardimentose che vedono Biribì protagonista, mentre si serve di una corda per lanciarsi verso una nuova avventura. Appartengono a due spezzoni diversi, con la pellicola virata in blu. Sono il 2, il 5 e il 7 dello spezzone n. 2 e il 4, il 12 e il 45 del n. 7. 
Per avere un'idea degli spezzoni, nell'ordine dato loro dal laboratorio che li ha lavorati, si guardi in fondo a questo capitolo.



Chissà che andava a fare Biribì appeso a quella corda. Sicuramente qualcosa di bello e di buono, ma non ci è dato saperlo.
(Molte altre immagini in fondo a questo capitolo).

Vederla in movimento?
Per ora la Paolina che si muove ce la teniamo per noi. Stiamo studiando il modo migliore per presentare il materiale che, mentre stiamo scrivendo, è appena arrivato.
Un attimo di pazienza. O forse anche un po' di più...
18 luglio 2018. Continua.

Vogliamo dare un'occhiata più approfondita a questo "Mistero dei Montfleury"?


LA STAMPA

Sul film seriale "Il mistero dei Montfleury" c'è già una estesa scheda nel capitolo precedente, con una larga documentazione. 
Ma vogliamo approfondire l'argomento?
Un mistero, oltre al titolo, è anche il fatto che di questo film, definito "gigante", che ha girato il mondo in più copie e che era fatto di quattro lungometraggi per oltre 6000 metri di pellicola (8000 dichiarati dall'Aquila Film), non resti niente se non i nostri miseri 5 metri e 48 cm.
Sembra impossibile che sia tutto sparito. 
Su importanti riviste dell'epoca ebbe un grande lancio. Leggiamo per esempio il lungo articolo che gli dedicò La Vita Cinematografica già nel 1917, quando era ancora in lavorazione.












Un capolavoro questo articolo: tante parole senza rivelare nulla, nemmeno il titolo. Si parla comunque di un, anzi, una "film a serie", e si preannuncia un grande e innovativo sforzo cinematografico. 
Il mistero s'infittisce.

La stessa rivista poi però pubblica un grande cartone pubblicitario estensibile in cui appare il titolo del film insieme ad altri crediti, ma degli attori e del regista non si parla. Ed è per questo che si hanno scarsissime notizie in merito: la presenza di Paolina è attestata dal solo materiale presente nel nostro Archivio, mentre quella di Ettore Piergiovanni la si desume da altre fonti. Sui nomi degli altri attori buio completo, e sul regista solo un'ipotesi (nostra): abbiamo buone ragioni per ritenere che possa essere Roberto Roberti, il padre di Sergio Leone.
In ogni caso, la più completa documentazione al mondo su "Il mistero dei Montfleury" (pellicole, foto di scena, brochure promozionali, raccolta di informazioni) è quella in possesso dell'Archivio Pezzaglia-Greco




Finalmente il grande film in quattro episodi esce, e ne parla, tra gli altri, Il Corriere della Sera, sottolineando quello che già la Casa di Produzione ha tenuto a specificare: i quattro episodi sono consequenziali, ma ognuno di essi può essere visto anche separatamente, essendo tutti film a se stanti.


Il Corriere della Sera del 24 aprile 1918

Il Corriere della Sera del 1° maggio 1918

Nel capitolo precedente, tra gli altri dati forniti, abbiamo elencato le nazioni in cui, oltre all'Italia, risulta essere uscito il nostro serial: Spagna, Portogallo, Francia. Ne abbiamo trovato tracce di stampa in Spagna. Sul quotidiano La Vanguardia, di Barcellona, gli furono dati due titoli leggermente diversi: "Los misterios de Montfleury" e "El misterio de los Montfleury", certamente più corretto.


La Vanguardia, 1° febbraio 1918

La Vanguardia, 10 febbraio 1918
Il quotidiano Joventut, di Badalona, scritto in catalano, ne accenna più volte.






Come si può constatare si parla di "magnifica pellicola" che "ci ha emozionato grandemente" e "sta ottenendo un gran successo".
E continuiamo a chiederci dove si siano rintanate le dannate copie di questo quadruplo film.
LA SCENEGGIATURA

Esiste, presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la sceneggiatura originale, un po' manoscritta, un po' dattiloscritta, di questo poderoso sforzo cinematografico. La scrisse Ennio Grammatica, traendola dal romanzo "Fernanda" di Carlo Dadone del 1910. Noi la possediamo in copia, e ci siamo particolarmente impegnati nell'individuare i momenti della narrazione corrispondenti a foto di scena presenti nel nostro Archivio. Abbiamo così ricavato un certo numero di quadretti, con cui tentiamo di ricostruire almeno qualche brano delle azioni del film.


"Il dì delle nozze, Biribì, camuffato da pasticciere, 
faceva tenere a Cesira il noto biglietto: subito la cameriera 
s'era recata nella Sala degli Arazzi, dove stavano vestendo la sposa; 
celato il biglietto in un guanto, lo aveva rimesso in tal modo 
a Fernanda, la quale lo aveva letto, simulando di specchiarsi"


"Biribì, il monello dai riccioli ribelli e dai pantaloni corti, era 
definitivamente scomparso. In vece sua... Biribì, l'apache!"
"(Tableau) Biribì veste il caratteristico costume di apache. 

Ha un'aria malandrina di consumato "boulevardier", la caschetta 
su gli occhi, le mani in tasca, le spalle spioventi"
"(Il banco dell'oste). Egli spia il monello con aria inquieta 
e sospettosa. 
"Uhm! Sarà... Ma quella è una faccia di poliziotto mal ritinta... 

Babbo Fiamas, occhio alle spie!". 
Riflessioni e smorfie dell'oste, dubbioso.
Biribì è stato servito. Porta il bicchiere colmo alle labbra e 

trangugia d'un fiato. Ma soffoca e tosse disperatamente, 
forzandosi invano di non farsene accorgere. L'oste lo spia 
con un sogghigno. Scende dal banco. Finge di essere stato 
chiamato e si china su di lui. Poche parole sottovoce. 
Biribì vorrebbe ribellarsi. Ma l'altro, cautamente, gli ferma 
il braccio e lo consiglia a uscire. I vicini stanno per accorgersene. 
E Biribì si rassegna. Getta una moneta. L'oste gli apre la porta, 
con sarcastico ossequio. Biribì gli lancia una guardataccia di traverso"

"Andarmene? Non sarebbe un buon affare per voi... dato ch'io 
vi porto del denaro e che ve ne garantisco dell'altro ancora! 
Babbo Seradè: mi occorre una scimmia ammaestrata... 
un costume di zingarello... un paio di nacchere... Giù la frusta! 
Biribì paga, e a pronta cassa!". "Babbo Seradè, incerto, 
lascia cadere lo scudiscio. Interroga ruvidamente Biribì. 
Egli spiega, mostra il denaro. Allora Seradè, rivolgendosi ai piccoli, 
ordina loro di coricarsi. Gennariello, sfinito, si getta su la poca 
paglia del suo giaciglio. Biribì e Seradè, presso la tavola, 
discorrono. D'accordo. Seradè s'allontana. Il ciociaro si precipita 
verso Biribì e, in ginocchio, gli bacia le mani. Gli altri sono 
commossi. Giù tutto! Rientra Seradè. Su le spalle, la scimmia 
(o, al guinzaglio, il cane), sotto il braccio, un fagotto di cenci. 
Biribì prende, paga ed esce. Seradè, appena uscito, 
si china sul ciociaro, lo scuote e lo minaccia. Quindi si ritira"

"L'ennesima tappa".
"(interno taverna) Figure losche - canti - schiamazzi. Entra Biribì. 

Interesse. Le donne incuriosite dallo scimmiotto. Biribì si toglie 
con un largo gesto il cappello".
"Signore e signori d'ambo i sessi... vi presento lo scimmiotto 

Bilbul in libertà... primo ballerino dell'Opera africana... 
fregiato delle più alte distinzioni dalle Corti degli Zulù e 
degli Ottentotti!...".
"Biribì, fra la grande curiosità, fa ballare lo scimmiotto 

al suono delle nacchere, danzando a sua volta. Applausi, 
risa, fa il giro col cappello teso. Tutti danno quattrini. 
Qualche donna regala biscotti alla scimmia"

"Signor Console, sono un monello, è vero, ma forse è soltanto 
per questo ch'io conosco le tristi miserie della strada... 
Diecine e diecine di poveri bimbi, italiani in gran parte, 
sono strumento di brutali ed infami speculatori... 
di spietati aguzzini di quell'infanzia che non ha sorrisi di madre... 
che non ha tetto o non ha pane... Signor Console, 
uno di questi bruti è..."

"Biribì denuda il braccio, le spalle di un ragazzo e addita i lividi e le 
ecchimosi delle scudisciate. Il bimbo si stringe al monello, come 
per averne protezione"

"Le donne tendono i pugni contro Seradè; altre tengono i piccoli 
fra le braccia, li colmano di carezze. Si tenta di colpire Seradè: 
una grossa venditrice scaglia contro di lui pomidori e patate, 
tosto imitata da ragazzi e da altre donne. Biribì, in primo piano, 
è applaudito. I poliziotti trascinano via Seradè"

"(esterno) L'ingresso di una caverna, scavata nel masso, chiusa 
da una solida porta, a spranghe di ferro. Uno zingaro monta 
la guardia. Giungono gli altri due. Danno il cambio. Due di essi, 
con Biribì, aprono la porta del carcere. Entrano"


GLI SPEZZONI

Per finire, torniamo alle nostre preziose pellicole. 
8 spezzoni, che rappresenteremo con un fotogramma per ciascuno, specificando il numero
di fotogrammi presenti in ogni spezzone.
L'ordine è quello del filmato consegnatoci 
dal laboratorio, che ha lavorato il materiale
senza dargli una consequenzialità logica, non conoscendo la cronologia degli eventi narrati nei quattro film.
La colorazione della pellicola, data dai realizzatori dell'epoca per sottolineare il carattere di ogni scena, 
varia dal blu al giallo al nero.
Ed è un Paolina show.


Primo spezzone: Biribì nella grotta degli zingari. 46 fotogrammi

Secondo spezzone: Biribì usa una corda. 29 fotogrammi.
Questo spezzone si ricollega al settimo


Terzo spezzone: Biribì, affranto, viene consolato da una donna. 15 fotogrammi

Quarto spezzone: Biribì di profilo in una struttura di legno. 5 fotogrammi

Quinto spezzone: Biribì beve nell'osteria. 5 fotogrammi.

Sesto spezzone: Biribì in un interno, impegnato in un monologo... muto. 
109 fotogrammi: lo spezzone più lungo

Settimo spezzone: Biribì si imbraca in una corda. 48 fotogrammi.
Da ricollegarsi al secondo spezzone

Ottavo spezzone: Biribì intercede per il gigantesco Robin. 34 fotogrammi

Adesso studieremo il modo migliore di presentare il materiale in movimento. Perché c'è ancora da lavorarci sopra. 
Sembra impossibile, ma... quante idee ci hanno fatto venire quei 18 secondi!

La mimica del tutto personale di Paolina in 9 dei 109 fotogrammi 
dello spezzone più lungo, il sesto



Dallo spezzone n. 3, di soli 15 fotogrammi, 
i particolari di sei primi piani di Paolina/Biribì, 
che in meno di 2 secondi (questa la durata dello spezzone)
riesce a cambiare espressione, 
dal fiero/battagliero al disperato/rassegnato, 
come solo una grande attrice può


Particolari di 4 dei 46 fotogrammi del primo spezzone,
in cui si evidenziano gli atteggiamenti maschili di Paolina.
Le pose sono chiaramente mascoline.
Il coraggioso Biribì si è infiltrato tra gli zingari
per liberare Robin rinchiuso in una grotta.
Paolina riesce a trasformarsi in tutto quello
che vuole. E lo fa bene


Dall'ottavo e ultimo breve spezzone, formato da 34 fotogrammi,
isoliamo tre particolari. La scena non è dinamica,
mostra Birbì in mezzo a due uomini molto più alti di lui.
Uno è il gigantesco Robin, ma il ragazzo 
interpretato da Paolina si rivolge all'altro in atteggiamento
di supplica, però in modo molto misurato,
quasi ad anticipare le modalità del cinema sonoro,
e gli unici movimenti che vediamo
sono quelli della sua bocca e della sua mano. 


2 agosto 2018. Continua.

ULTIME sulle pellicole di Paolina.












Aggiorniamo questo capitolo come un diario, 
e finalmente possiamo dire, dopo studi, 
ricerche, prove e riprove, 
di aver trovato il modo 
per presentare acconciamente,
a meno di un mese dalla loro acquisizione, 
quei fatidici 18 secondi di film.
Ne abbiamo realizzato un video di 
3 minuti e 59 secondi, integrando 
il poco materiale a disposizione
con didascalie stile cinema muto, 
immagini fotografiche, sottofondo musicale 
con coda finale sul nero e presentando 
i brevissimi frammenti anche al rallentatore 
e più volte ripetuti, allo scopo di coglierne 
meglio i particolari.
Il tutto con scritte in inglese, per dare 
universalità all'operazione.
A ogni frammento è stato dato 
un titolo: "Silent speech", "The rope", 
"Please", "The cavern" e "Various". 
Gli "episodi" così si sono ridotti da 
8 (gli spezzoni) a 5, avendo accorpato 
il secondo e il settimo (due parti di 
una stessa scena), e il terzo, quarto e 
quinto in quanto brevi come lampi.
Adesso va presa la decisione su come 
e quando presentarlo al mondo. 
Cogiteremo, vedremo.

11 agosto 2018. Continua.










Cogitato e risolto.
Il video con tutto quello che abbiamo di 
Paolina in movimento 
verrà diffuso il 13 settembre 2018,
giorno del suo 129° anniversario:
l'anno prima nella stessa data 
fu posta la targa commemorativa 
sulla casa dove morì,
e adesso un altro regalo di compleanno.
All'uopo abbiamo creato un apposito 
Canale Youtube 
in cui, presi dalla smania dei video, 
stiamo già pubblicando varie 
"fotostorie", cioè brevi incursioni nei film
(e non solo) di Paolina 
attraverso il materiale statico
presente in Archivio, quale prologo
alla pubblicazione finale.
In tutto saranno 10 video, 9 fotostorie
e una raccolta dei preziosi frammenti in movimento. 
Ci dà molti input la piccola.

Vai al Canale Youtube
Pezzaglia Greco:





28 agosto 2018. Continua.









Continuando e forse concludendo 
questo capitolo-diario, 
siamo arrivati al 13 settembre 2018,
129° compleanno della nostra "diva",
data in cui puntualmente abbiamo pubblicato
il video "live action", subito molto apprezzato,
di Paolina/Biribì.
Questo:


E così abbiamo dato un piccolissimo contributo
alla storia del cinema,
in attesa di altre mirabolanti scoperte
sulla nostra sempre sorprendente
                                                                        






e avventurosa

Paolina.






131313 settembre 2018. Fin
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