E’ la storia di Paolina Pezzaglia Greco, grande attrice vissuta tra il 1889 e il 1925, di tutti coloro che hanno fatto parte della sua vita e delle epoche che attraversò: belle epoque, grande guerra, fascismo

sabato 10 dicembre 2011

20 - CINEMA!

Il dolore per la morte di Antonio,

un figlio di 5 anni da crescere,
un'età ancora da ragazza
ma una vita segnata da esperienze pesanti:

questo si abbatté in modo fragoroso sulla ventiquattrenne Paolina in quel brutto 1913, e questo lei riuscì a sopportare col lavoro e con la tenacia.

Paolina non mollò.
Dal Petruzzelli di Bari al Teatro del Popolo di Torino,
dal Garibaldi di Trapani all'Eden di Chiavari, e poi anche all'estero:
Svizzera, Tunisia, Egitto persino...
Sempre in movimento, lei.

Ma nel 1914 accadde un fatto del tutto nuovo, che portò Paolina,
anzi, come vedremo, Paola,
nientemeno che alla ribalta cinematografica.
Ce ne informa la rivista teatrale La Scena di Prosa del 9 maggio 1914 in due righe:





Un'importante produzione la chiamò dunque a sostenere un ruolo di rilievo nel film

Il Fornaretto di Venezia,
tratto dall'omonimo dramma di Francesco Dall'Ongaro. 

Il film ha una sua importanza nella storia del cinema muto italiano, ed è dovuto alla regia di Luigi Maggi, con la prestigiosa collaborazione alla sceneggiatura di Arturo Foà, un quotatissimo intellettuale dell'epoca.
Paolina vi ricopre l'importante ruolo di Sofia, accanto ad attori come
Umberto Mozzato, Eugenia Tettoni, Felice Carena, Alfredo Doria...
Cinquant'anni più tardi la stessa parte verrà interpretata sullo schermo da Michèle Morgan, e in TV da Lauretta Masiero in una parodia del mitico show "Studio Uno".



Su LA VITA CINEMATOGRAFICA, storico periodico dell'epoca destinato agli addetti ai lavori e catalogato tra i "Rari" alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dove l'abbiamo reperito, un enorme paginone
così pubblicizzava il film:


LEONARDO FILM - TORINO
Direzione Artistica: GIOVANNI CHIARELLA
Direzione Teatrale: UMBERTO FIANDRA

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Nel mese di Aprile verrà messo in vendita il grande capolavoro d'arte:

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IL FORNARETTO DI VENEZIA

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che la "Leonardo" ha eseguito per concessione speciale del Municipio di Venezia con l'obbligo della vigilanza artistica del letterato della "Leonardo Film" ARTURO FOA' e dello scultore ACHILLE TAMBURLINI, Direttore della Casa d'Arte Venezia.

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ESECUTORI PRINCIPALI:

Signore: Eugenia Tettoni - Rita Albry - Pezzaglia Greco.
Signori: Umberto Mozzato - Alberto Nipoti (sic: in realtà Nepoti) - Vittorio Tettoni - Alfredo Doria - Felice Carena.

Messa in scena di LUIGI MAGGI.
Operatore: GIOVANNI VITROTTI.


In questo caso il cognome Greco seguiva ancora il Pezzaglia,
 omettendo però chissà perché il nome.
Ma Paola Pezzaglia (così aveva scelto di chiamarsi per il grande schermo)
continuava in realtà a farsi chiamare Paolina Pezzaglia-Greco in teatro, 
proseguendo la sua vita zingara malgrado l'iniziata carriera cinematografica, che non le aveva evidentemente fatto girare la testa.

Un'altra pagina pubblicitaria presentava così il film sulla stessa rivista:

Magnifica impressionante riproduzione della famosa leggenda Veneziana cinquecentesca. La Venezia gloriosa del periodo dei Dogi rivive nella film della "Leonardo" in tutto il suo splendore e nei suoi tragici misteri d'amore e di morte.



Non è un errore, "nella film": leggendo le gustose prose del tempo si apprende che la parola "film" veniva declinata sia al maschile che al femminile, ma soprattutto al femminile.
Tra le altre del 1914 si scopre una pellicola citata con due diversi titoli:
"Film rivelatore", ma più spesso "Film rivelatrice".
Una vera rivelazione! Valli a capire questi cinematografisti...
Nel frattempo, come un fulmine a ciel sereno, ecco scoppiare la Grande Guerra.
La Prima Guerra Mondiale si accende a causa dell'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, da parte di un nazionalista serbo-bosniaco, Gavrilo Princip, che forse mai si sarebbe aspettato di causare col suo atto non uno, ma oltre 15 milioni di morti, tanti se ne conteranno alla fine del conflitto.
(Nella foto in testa la cattura di Gavrilo Princip subito dopo l'attentato).
La guerra si conclude l'11 novembre 1918 con la vittoria della Triplice Intesa (principalmente Regno Unito, Francia, Russia, Italia) contro gli Imperi Centrali (Impero Germanico e Impero Austro-Ungarico).

La Belle Epoque era decisamente finita.

E Paolina?

Nel 1914 oltre che per il cinema ha continuato a lavorare anche in teatro, nelle Compagnie Zannini, Garzes, Cittadini... Verso la fine dell'anno il suo nome venne associato a quello di Armando Cittadini: fu capocomica della Compagnia Pezzaglia-Cittadini, e così anche nell'anno successivo. Ed è con questa Compagnia che a Livorno, nel marzo 1915, accadde un fatto increscioso.



Malgrado questa botta la Compagnia non si sciolse, anzi continuò per tutto l'anno a lavorare, con l'aggiunta di un nome in Ditta, diventando Pezzaglia-Cittadini-Furian.
Cinematograficamente, al lungo intervallo tra il suo primo film (1914) 
e il secondo (1918, ma girato nel 1917) può (ma è solo un'ipotesi) aver contribuito la morte dello zio Angelo,
suo pigmalione teatrale e forse anche cinematografico,
 avvenuta il 19 aprile del 1915 (altro duro colpo per Paolina!).
(Di Angelo Pezzaglia si vedano la filmografia nel capitolo n. 26
e ampi cenni biografici nel capitolo n. 27 di questo Archivio).
Nel 1916 vediamo la nostra Paolina impegnata a condurre una sua nuova Compagnia: la “Compagnia Filodrammatica Lodigiana diretta dalla distinta artista Paola Pezzaglia”. Fu in questa che offrì il primo contratto teatrale a un attore che avrà in seguito una grande carriera teatrale-cinematografica-televisiva: Enrico Viarisio. Ma l'inizio fu piuttosto rocambolesco. Lo leggiamo sugli "Annali del Teatro Italiano":


Del periodo bellico ci resta un documento che definire interessante è poco: una sceneggiatura interamente scritta da Paolina per un film che non risulta sia mai stato girato: "Genio Malefico".
(Se ne parla diffusamente nel capitolo n. 31 di questo Archivio).
Infine... eccola rispuntare alla grande nel 1918, con la partecipazione a ben 
sei film:


La capanna dello zio Tom,
di Riccardo Tolentino
(luglio 1918),
tratto dal famoso romanzo di Harriet Beecher-Stowe.

Paginone di pubblicità sulla solita VITA CINEMATOGRAFICA:


ITALO EGIZIANA FILMS - TORINO
Società in accomadita - MARIO CECCATELLI - Società in accomandita

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Industria e Commercio di Films Cinematografiche Artistiche.
Uffici, Teatro di posa, Stabilimento stampa, Via Canova 52 e 52 bis

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LA CAPANNA DELLO ZIO TOM

Cinedramma in 5 atti
dal celebre romanzo dello Stowe
Riduzione di Carlo Merlini

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Personaggi principali:

Maria Campi
Bruna Ceccatelli - Paola Pezzaglia
Linda Pina
Ermanno Pellegrini
Luigi Merazzi - Mario Mariani
Camillo Pilotto
Felice Carena - Guido Tei

Visto che si declinava al femminile la parola film forse si cercò di controbilanciare facendo diventare un maschio la Stowe
(e una pina la Pini...).



Poi fu la volta di:

Le peripezie dell'emulo di Fortunello e compagni,
di Cesare Zocchi de Collani
(ottobre 1918),
ispirato all'Happy Hooligan dei comics americani.

Così la critica (Da LA VITA CINEMATOGRAFICA del 22/3/1919):

L'emulo di Fortunello è una storia graziosa ispirata ad un personaggio che, oltre ad essere la delizia dei piccini, diverte anche i... grandi. La commedia è abbastanza bene eseguita e risulta bene accetta da tutti i pubblici.




E prima ancora, perché girati nel 1917: 


Il campo maledetto,

I bimbi di nessuno,

La sagra dei martiri,

Il giardino del silenzio,


quattro film-episodi componenti uno dei primi serial della storia del cinema italiano:


Il mistero dei Montfleury
(gennaio 1918), 
tratto dal romanzo "Fernanda" di Carlo Dadone.







Un ricco cartone pieghevole e apribile fuori testo inserito tra le pagine de 
LA VITA CINEMATOGRAFICA, apparso sia nel 1917 che nel 1918,
così pubblicizzava il film:


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LA FILM ITALIANA
GIGANTE
DEL 1918

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"AQUILA FILM"
dell'Avv. Livio Pugliese
TORINO

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IL MISTERO
dei
MONTFLEURY

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Riduzione Cinematografica del letterato

ENNIO GRAMMATICA

dal celebre Romanzo Popolare
dell'illustre scrittore italiano

CARLO DADONE

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Esclusività assoluta e perpetua
dell'AQUILA FILM

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Metri ottomila
------------

N.B. - Visitare l'ESPOSIZIONE PERMANENTE
della nostra réclame.



A proposito di quegli 8000 metri: a noi ne risulterebbero un po' meno (6329)...
(Il mistero della pellicola scomparsa!)

In altra parte della rivista si reclamizzava il film come


Un lavoro avventuroso ed emozionante.



Di questo serial esistono in Archivio, oltre a varie foto di scena, i quattro libretti originali editi dalla casa di produzione che riportano le storie narrate nei relativi film, con illustrazioni fotografiche da essi tratte, 11 delle quali riguardanti il personaggio interpretato da Paola Pezzaglia: Biribì.
Rarissimi tali libretti, perché nessuna fonte, anche dell'epoca,
racconta la trama di questo serial
("Soggetto non reperito", scrive persino l'informatissimo Martinelli ne
"Il Cinema Muto Italiano - 1918", ed. Nuova ERI, 1991, presente in Archivio).




Inoltre si conservano nel nostro Archivio 8 piccoli spezzoni di pellicola (forse gli unici rimasti in assoluto del film in questione) in cui si può fuggevolmente
veder agire la Paolina/Biribì cinematografica.




Interessante a questo proposito è la corrispondenza da Cagliari di M. Porzio, pubblicata dalla rivista FILM nel 1919:

Questo film è arrivato qui maledettamente rovinato, con tagli inverosimili e mal fatti, scritte capovolte. Un vero pasticcio.

Il che sembra dirci che solo un anno dopo la sua uscita
Il Mistero dei Montfleury era già un rudere di celluloide. Ma forse il degrado riguardò solo alcune copie, perché nelle nostre ricerche abbiamo raccolto molto materiale di stampa riguardante questo importante serial cinematografico che ha fatto il giro di varie nazioni (Francia, Spagna, Portogallo...) raccogliendo un successo diffuso. Forse quindi così rovinato non era.



(Per tutti i film di Paola Pezzaglia si rimanda al capitolo
n. 30 di questo Archivio, con i dettagli della sua filmografia).
Paolina - lo testimoniano queste significative pellicole - non esitava a sostenere anche ruoli anticonvenzionali, dimostrando tutta la sua poliedricità, passando dalla dama di corte alla spericolata amazzone, dalla cicciona caricaturale alla efficacissima caratterizzazione di Biribì, ragazzaccio di strada, ricordo e memoria di un certo Fanfan...
Varie foto di scena presenti in Archivio ce la mostrano nei ruoli di cui sopra,
e nessuno, confrontandole, direbbe trattarsi della stessa persona 
(si veda la piccola ma esplicita Galleria Fotografica in fondo a questo Archivio online: "Un'attrice eclettica").
Va non a caso rimarcato che la capitale italiana del muto era allora Torino, dove oggi esiste un grande Museo Nazionale del Cinema.
Paolina deve aver molto praticato la città di Antonio in quel periodo.
Una pagella di suo figlio Ruggero ci attesta che nel 1916/1917 la famiglia vi abitava, in via Maria Vittoria.
Non a caso, dicevamo, perché Torino resterà protagonista delle scelte di Paolina non solo in campo artistico, ma, come vedremo, anche personale.

Nel 1918 Paolina aveva meno di trent'anni.
Poteva ancora prendere il volo.

Ma...


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