E’ la storia di Paolina Pezzaglia Greco, grande attrice vissuta tra il 1889 e il 1925, di tutti coloro che hanno fatto parte della sua vita e delle epoche che attraversò: belle epoque, grande guerra, fascismo

sabato 10 dicembre 2011

27 - Appendice 2: QUEL BEL TIPO DI 'ANGIOLONE'


 Un capitolo a parte

lo merita Angelo Pezzaglia,
zio e primo capocomico di Paolina nonché fratello gemello di Gerolamo,
suo padre.



Nati a Modena l'8 giugno 1855, i due fratelli non potevano essere più differenti:
uno piccolo e gobbo, l'altro, Angelo appunto, dritto e gigantesco.
Entrambi presi dal furore del palcoscenico
in realtà facevano i barbieri a Modena,
e se Angelo riuscì a diventare capocomico,
Gerolamo, dopo alcune esperienze baritonali
(se ne hanno notizie come corista al Teatro Comunale di Ferrara nel 1869; fonte: I TEATRI DI FERRARA: IL COMUNALE, vol. 1, di Paolo Fabbri e Maria Chiara Barbieri, 2004, e - guarda caso - nel "Barbiere di Siviglia", come Figaro, a Modena; fonte: CRONISTORIA DEI TEATRI DI MODENA DAL 1539 AL 1871, di Gandini, Valdrighi, Ferrari-Moreni, 1873), come sappiamo tornò ad occuparsi di capelli, baffi e barbe, restando però ugualmente in ambito teatrale.

Ci sono vari documenti librari che narrano le gesta del simpatico Angelo, detto "Angiolone", ma in qualche caso anche "il Pezzaglione", che, come si è visto nel capitolo precedente, fu anche attore di cinema.


Dal libro 
RICORDI DI TEATRO 
di Alfredo Testoni 
(1925)

'Ma mi successe di peggio!
Un brutto giorno mi venne l'ordine di non andare più affatto a teatro, perché a casa mia si seppe che avevo assistito all'Arena (Arena del Sole, Bologna, ndr) a una 'Barbara Ulbrich', ovvero 'La Monaca di Cracovia', recitata dall'attore Pezzaglia detto 'il buon Angiolone' che aveva principiato a Modena a fare il barbiere e poi, a capo di compagnie secondarie, passava colla massima facilità dall''Otello' alla 'Corda al collo', dall''Amleto' alle 'Nozze d'un condannato a morte'.
Quel dramma suscitò tale scandalo nel mondo clericale che l''Ancora' chiese nientemeno che la scomunica per quanti avevano la sfrontatezza d'assistervi.
Mi ricordo ancora che al finale del dramma davanti alla suora morta...
per essere sepolta viva, il Pezzaglia urlava:
"Quando non vi saranno più covi di frati e suore, tutto il mondo giubilerà!".
La tirata era di tale effetto che la si voleva ripetuta cinque o sei volte fra l'entusiasmo del pubblico, il quale al solito chiedeva l'Inno di Garibaldi al maestro Zaniboni; ma questi si era già squagliato in buon ordine per non avere noie dall'autorità!'.


L'anticlericalismo di Angelo Pezzaglia traspare anche da 
un saggio di Michele Nani:
Clericali contestatori e anticlericali in platea
(pag. 55)


Ma continuiamo a leggere:


Questa non è proprio una burletta ma... quasi.
L'attore Angelo Pezzaglia aveva la smania del capocomicato e metteva insieme piccole compagnie per sbarcare il lunario e dare sfogo alle sue 'passionacce' drammatiche e tragiche, discutendo sempre del decoro dell'arte, dell'aristocrazia dell'arte e della nobile missione che deve imporsi un artista.
Un giorno trovò a San Remo un suo compatriotta, modenese, arricchitosi commerciando, credo, in agli e cipolle.
Portava brillanti che parevano fari elettrici, ma era rimasto ignorante e niente affatto brillante nella vita.
"Che fai qui, Angiolone?"
"Che faccio? Faccio dell'arte! Lotto per l'arte!".
"Se vuoi venire a pranzo con me...".
Pezzaglia non si fa ripetere l'invito. Dopo un buon desinare, vanno insieme a teatro, entrano in camerino e Angiolone comincia a vestirsi per l'Otello.
L'amico gli domanda: "Che commedia fai?".
"Commedia? Faccio l'Otello, il capolavoro dello Skashepeare (sic) e mio. Per l'arte, caro mio, per l'arte. Vedrai che colosso!".
E si rimette a truccarsi coprendosi di nero la faccia con un tappo di sughero bruciato.
L'amico lo guarda muto per qualche minuto e poi con aria compassionevole gli dice:
"Pover diavlazz! Cussa at tòcca d'far per magnar!".


Fu infatti un appassionato interprete dell'Otello di Shakespeare, l'Angiolone
Nel libro di Anna Busi

OTELLO IN ITALIA: 1777-1972
(1973)

si legge:


In questo periodo, come si è detto, sono innumerevoli gli attori che, spronati dall'esempio dei grandi interpreti e attratti dai loro successi includono l'Otello nel loro repertorio. Tra gli altri Achille Majeroni, Dillo Lombardi, Enrico Dominici, Angelo Pezzaglia, Luigi Ferrati e Alfredo de Sanctis, ma i più si muovono nell'orbita dei maggiori artisti contemporanei senza portare alla tormentata figura dell'Otello shakespeariano alcun contributo valido e personale, come scarso sarà, salvo rarissime eccezioni, il contributo degli attori che operano nei primi decenni del nuovo secolo, vale a dire nel periodo che precede il definitivo affermarsi del teatro di regia.

Chissà a quale categoria di interpreti avrà appartenuto l'Angiolone: agli scimmiottatori o alle eccezioni?
Comunque la sua avventura shakespeariana si estese anche al cinema. Nel libro 

SPLENDORI E MISERIE DEL CINEMA 
(1935)

Francesco Soro riporta i ricordi del famoso produttore cinematografico
Adolfo Re Riccardi durante le riprese del film 'Otello',
in cui Angelo Pezzaglia non dovette tingersi il viso di nero,
perché sosteneva la parte del Doge:

'... mi decisi ad affrontare una film che parve allora colossale ardimento: 'Otello' di Shakespeare, eseguito a Venezia.
Scelsi Ferruccio Garavaglia, prestante nella persona ed attore di grande valore, a protagonista; affidai la parte di Jago ad altro artista, scomparso egli pure fra il generale rimpianto: Cesare Dondini. Scritturai Nipoti come Cassio, Pezzaglia come Doge e finalmente la mia scelta per il ruolo di Desdemona cadde sopra una delle più belle figure giovanili che tentassero allora le scene: Vittoria Lepanto.
Non dimenticherò mai che quel bravo ragazzone di Ferruccio Garavaglia - inguainato in una lucente corazza, torreggiante con un elmo che sfolgorava, armato di spadone - entrò tranquillamente, senza ombra di preoccupazione, nel negozio di un tabaccaio a San Marco.
"Due toscani, per favore".
Pezzaglia, il Doge, con un lucco rosso, lungo fino a terra, coll'acidaro in capo, accompagnato da non so quanti senatori e da parecchi valletti, arrivava in gondola alla Riva degli Schiavoni e taluno dei vecchi veneziani spiegava il mistero dicendo: "E' Don Carlo col suo seguito".
Ma il ricordo più vivo e più comico di quelle giornate laboriose, eccolo:
si doveva girare un quadro nel quale Desdemona curva ed appoggiata al parapetto di un ponticello, sorvegliava Jago che doveva passare in gondola sotto il ponte.
Desdemona era, l'ho detto, la bellissima Vittoria Lepanto.
Un imberbe giovinetto, tutto azzimato ed elegante, cercava di attirare su di sé l'attenzione della magnifica attrice, che, vestita regalmente di broccato in argento e oro, giustificava pienamente l'ammirazione dei curiosi.
La Lepanto saliva tranquilla la scala che conduceva al ponticello senza accorgersi, o fingendo di non accorgersi, dell'ignoto adoratore.
Eccoti che quando l'attrice si curva sul parapetto del ponte, il giovinetto imberbe e intraprendente si arma di coraggio e, per quanto pregato di non intromettersi nel quadro, le passa rasente e le regala una improvvisata toccatina sotto la schiena... prominente.
La Lepanto si volta ad un tratto e sferra un sonoro schiaffo al troppo audace ammiratore.
Il malconsigliato, per vendicarsi, esclama con piglio insolente:
 "Cosa g'ala? In fin dei conti la xè gente da teatro...".
Non l'avesse mai detto!
La toccatina imprudente era affare che riguardava l'attrice soltanto, ma la impertinente giustificazione offendeva tutta la classe.
Fu un attimo: Garavaglia (Otello) e Pezzaglia (il Doge), come se avessero ricevuto un comando, afferrano il leggiadro giovinetto l'uno sotto l'ascella destra, l'altro sotto la sinistra, lo sollevano di peso (erano due giganti) e lo proiettano nel canale sottostante fra gli applausi consenzienti della folla che aveva seguita la scena e intuita la ragione del castigo.
Il bell'imbusto annaspò con alcune bracciate gli scalini di una porta prospiciente il canale: l'operatore girò la manovella per consacrare l'episodio ad aeternum rei memoriam e Desdemona fu vendicata'.

Questi aneddoti sono narrati anche, in lingua inglese, nel libro

SHAKESPEARE ON  SILENT FILM: A STRANGE EVENTFUL HISTORY,
di Robert Hamilton Ball (1968).


Un aneddoto ci riferisce del suo accanimento scenico. Quando quella volta all'Arena del Sole...
Ma leggiamo cosa ancora 35 anni dopo la sua morte diceva di Angelo Pezzaglia il critico Ernesto Quadrone su LA STAMPA del 25/1/1950 parlando di Luigi Almirante, attore che lavorò anche con Paolina:


COME GIGETTO ALMIRANTE 
DIVENTO' ATTORE COMICO


Ha cominciato così: aveva quindici anni e recitava particine secondarie con la Compagnia Pezzaglia. Un giorno a Bologna, alla famosissima Arena del Sole ove dedicavano il lunedì di ogni settimana alle lavandaie poiché in città, come usa anche da noi, in quel giorno vi pervenivano tutte le lavandaie delle borgate vicine a portare la biancheria e pretendevano le si dedicasse uno spettacolo diurno, tant'erano innamorate della prosa, per potervi assistere, mentre le clienti preparavano il pacco della biancheria da portar via, dunque, in uno di quei memorabili lunedì accadde che il primo attor giovane si ammalasse.
L'imprevedibile improvvisa "indisposizione" del primo attore o della prima attrice ha sempre costituito il colpo di fortuna sognato dai giovani che, molte volte, senza quel colpo fortuito, prima di "bucare" avrebbero tutto il tempo di invecchiare: quella benedetta indisposizione denunciata dal primo attore alcuni momenti prima di andare in scena (a volte a quello spettacolo non si abbassava nemmeno il sipario, poiché le vispe e rumorose lavandaie avevano preso l'abitudine, quando in sala non c'era più posto, di andarsi a sedere sul palcoscenico dal quale il loro esplosivo entusiasmo o la loro burrascosa disapprovazione investiva come una fiamma e ben da vicino i responsabili di quel furore popolare), quel lunedì ripetiamo, quando dal trovarobe il primo attore fece avvertire l'amministratore della Compagnia che non era in condizione di partecipare alla recita, il signor Pezzaglia, al quale non sarebbe passato neppure per l'anticamera del cervello di rimandare la recita e di esporsi a chissà quali vituperi, e correre anche magari il rischio di una specie di linciaggio, afferrò Gigetto Almirante per il bavero e, malgrado le sue proteste, lo trascinò letteralmente sul palcoscenico costringendolo ad entrare nei panni del giovane attore che godeva dell'entusiastica ammirazione di tutte le lavandaie della provincia, e a recitare la parte dell'innamorato nel drammone "L'orfanella della Svizzera".
Il successo di ilarità riportato dal comicissimo Gigetto durante quel drammone che avrebbe dovuto spremere cocenti lacrime dalla prima all'ultima battuta, fu enorme, tanto che le esuberanti lavandaie, sbellicandosi dalle risa e stringendolo continuamente d'assedio, lo portarono in trionfo.
Da quel giorno Gigetto Almirante diventò attore comico, non senza prima però essersi presa una altrettanto clamorosa rivincita nelle vesti di Simonetto in "La fiaccola sotto il moggio", presente e consenziente D'Annunzio.


E, presente e consenziente D'Annunzio, Paolina se ne meritò il plauso nella stessa occasione, da protagonista. Si legga nel capitolo n. 3 di questo Archivio quanto detto sia da D'Annunzio che da Luigi Almirante di lei.
In quanto ad Angelo Pezzaglia, ce lo immaginiamo vividamente mentre tra lavandaie esigenti e vocianti spinge, lui, gigantesco, sulla scena il povero Almirante, che però ne ricavò una certa fortuna. 
Angiolone lanciò nella sua Compagnia parecchi talenti che poi presero il volo. Luigi Almirante, ultimo di una famiglia tutta di attori, era, tra l'altro, lo zio del noto politico Giorgio.
Ma ecco la testimonianza dello stesso Almirante, così com'è apparsa sulla rivista 

IL DRAMMA
(n. 74 - 15 settembre 1929)

PERCHE' FACCIO L'ATTOR COMICO


Com'e strana la vita! Si nasce per fare una cosa e, viceversa, il più delle volte, se ne fa un'altra. Io veramente ho sempre avuto, e questo sin dai più teneri anni, una gran vocazione a non far nulla; ma non ci sono mai riuscito. A sedici anni dovetti abbandonare gli studi, che erano poi i piaceri, e cominciarono le tribolazioni. Ero un bellissimo ragazzo, almeno mi credevo tale, e siccome allora non c era il cinematografo entrai in Arte Drammatica. Avrei potuto tentare la lirica, data la mia bella voce, ma occorrevano anni di preparazione e le mie finanze non me lo permettevano. Debuttai con una parte di cameriere in una commedia nuova, e rovesciai il finto caffè sul vestito di un’attrice, che mi apostrofò così violentemente, da meritarsi un grande applauso dal pubblico che la giudicò una delle attrici più sincere del teatro italiano. Io ebbi un successo enorme. L’indomani tutti i giornali rilevavano le mie enormi attitudini d artista. Ricordo, anzi, che l’articolo di uno dei maggiori critici terminava così : « Che sobrietà, che naturalezza in quel semplice gesto. Se è vero che lo stile è l’uomo, il gesto è l’attore ». Fui subito promosso di grado e m’iniziai al ruolo di secondo amoroso. Non so se fosse effetto dell’età o della comicità dell’espressione, fatto sta che appena pronunciavo un « vi amo » il pubblico rideva. Recitavamo a Bologna e facevo parte della compagnia popolare del bravo e onesto Angelo Pezzaglia. Un lunedì, quel lunedì non potrò mai dimenticarlo, si rappresentava "L’orfanella della Svizzera", un dramma all’antica dei più terrificanti: fanciulle rapite, madri assassinate, fulmini in scena... Roba da inorridire. Io passeggiavo tranquillo dietro le quinte, — non avevo parte nella commedia, — allegrissimo e ignaro della catastrofe che stava per travolgermi. A un tratto mi vedo venire incontro tutto affannato il Capocomico della compagnia. Il primo attor giovane si era ammalato e bisognava assolutamente che io lo sostituissi, altrimenti sarebbe stato costretto a rimandare il pubblico, che cominciava a dare segni d'impazienza perché il sipario tardava ad alzarsi. Io obiettai timidamente che conoscevo pochissimo la commedia e non avrei saputo come cavarmela, ma egli mi assicurò che, anzitutto, avrebbe avvertito il pubblico disponendolo alla clemenza, e inoltre avrebbe operato parecchi tagli nella parte in modo da rendermi più facile il compito. Accettai. E mentre egli si scusava col pubblico, fui cacciato in un camerino e bardato con un paio di enormi stivaloni alla moschettiera che mi obbligavano a non staccare i piedi da terra, perchè non mi scivolassero (dovevo camminare tutto così); un giubbetto, che invece d’arrivarmi alla vita, mi copriva quel po’ di gambe che gli stivaloni avrebbero dovuto lasciar scorgere; un paio di brache, che da giù dovevano certo dare l ’impressione ch’io fossi un pallone, e un cappello alla moschettiera ornato di due penne che erano più lunghe di me; un tutto, insomma, così disarmonico e così ridicolo che il suggeritore stesso, appena mi presentai in scena, si mise a ridere convulsamente. Io inebetii. Il personaggio che rappresentavo si chiamava Carlo ed era figlio di una di quelle tali madri che venivano assassinate e fidanzato di quella fanciulla che rapivano e mi pare, se ben ricordo, che uno dei fulmini che dovevano cadere gl’incendiasse la casa... Un disgraziatissimo giovane che aveva la jettatura. Io ero tutto compreso della gravità della situazione e avevo atteggiato il viso a un’aria così desolata che s’intonava perfettamente col vestito che mi scivolava da tutte le parti. Mi presento in scena e sono accolto da un mormorio. La prima donna, ch’era poi la mia fidanzata, mi tende le braccia dicendo: « Oh! Carlo! Dolce amico, qual sciagura ci sovrasta! ». E io: 
« Quale sciagura? ». E lei: « Coraggio! La madre tua fu trucidata! ». E lì dovevo disperarmi e prorompere in lacrime e invettive ma il suggeritore rideva e io non sapevo cosa dire; allora l’attrice mi suggerisce piano: « Oh! Che sciagura! Oh! Che sciagura! ». I compagni dalle quinte: « Oh! Che sventura! Oh! Che sventura! ». Io fra sciagura e sventura mi confondo e grido disperato: « Oh! che sciantura! Oh! Che sciantura! ». L ’attrice si mette a ridere; il suggeritore sparisce dalla buca in preda a convulsioni; il pubblico, che fino allora aveva durato fatica a star serio, si abbandona all’ilarità più sfrenata alternando le risa agli applausi. Di serio c’ero solo io; pallido come un morto, pensavo con terrore ch’eravamo appena al principio. Stabilita un po’ la calma ricominciai a parlare, ma fosse la commozione o la paura mi venne il singhiozzo, ma un singhiozzo così comico e così prepotente che tramutò un dramma a fosche tinte nella più esilarante pochade. Risate simili in vita mia, non ne avevo mai sentite. Alla fine di ogni atto il pubblico gridava: «Fuori Carlo! Fuori Carlin!», dovevo presentarmi alla ribalta e appena mi vedevano giù applausi e risate. La conclusione fu che tutte le sere, quando mi presentavo: «Tel l’è; l’è il Carlo! Il Carlin! Il Carlin!» e giù risate. Divenni popolarissimo. Credo fermamente che a Bologna, durante quell’anno, a nessun neonato fu imposto il nome di Carlo. Il Capocomico una sera mi chiamò nel suo camerino e mi disse: « Caro giovanotto, lei è nato fortunato; ha il dono di essere simpatico al pubblico. Non si accorge che appena lo vedono comparire, ridono? Dia retta a me: faccia il brillante! Qui, in compagnia, non posso più tenerlo perché come amoroso non va e il posto di brillante è già occupato. La raccomanderò a un collega », e dandomi un buffetto sulla guancia, mi accomiatò. Io rimasi sbalordito. Avevo perduto anche il posto. Pazienza! Quello che non mi andava giù era il cambiamento di ruolo, ma bisognò rassegnarsi. Mi scritturai in una piccolissima compagnia in qualità di brillante e debuttai a Dolo, piccolo paese del Veneto, con una delle più comiche parti da brillante che mai siano state scritte, ma per quanto mi sforzassi, non feci ridere mai. Questo non mi scoraggiò. Pensai: « Gli abitanti di Dolo devono essere tristi per natura ». Le sere successive, medesimo risultato; e allora il Capocomico furibondo mi cacciò via urlando: « Ci vuole un bel coraggio a pretendere quello che non si vale. Lei non fa ridere nemmeno se fa il solletico! ». Persi la calma e: « Sbaglia! gridai, andandomene. — Provi a farmi fare l'amoroso e vedrà! ». Conclusione: come brillante, facevo piangere; come amoroso, facevo ridere! Allora pensai a un nuovo sistema di recitazione... Capovolsi i valori: recitai l’amoroso con intonazioni comiche e il brillante con intonazioni serie. Mi riuscì di far sorridere... e da molti anni faccio così. 
Luigi Almirante.

Angiolone partecipò anche a operette, senza però cantare, a quanto risulta dal libro di Vincenzo Tardini

I TEATRI DI MODENA
Contributo alla storia del teatro in Italia
(1902)
in cui si legge:


La sera del 10 settembre andò in iscena all'Aliprandi la nuovissima operetta comica in due atti dal titolo 
I CONTRABBANDIERI
posta la musica dal Sig. Emilio Muratori di Modena.

Segue l'elenco degli attori, suddivisi in "Attori di canto e prosa" e "Attori di sola prosa". 
Ed è proprio in questa seconda categoria che troviamo Angelo Pezzaglia, nella parte di Tartassa.

La rivista 
IL DRAMMA 
(n. 152 - 15 dicembre 1932) 
rievoca il suo vezzo di cambiare le battute:

L’ultimo atto del vecchio dramma: « La statua di carne » rappresenta un cimitero. 
Si alza il sipario e in iscena vi è un frate che ne è il custode. 
Il primo attore appare, in fondo, al cancelletto di entrata e chiede al frate: « Il custode del cimitero di Sant’Elmo? ». 
« Sono io, signore — Padre Anseimo di Acquapendente ». 
Una volta l'artista Angelo Pezzaglia, primo attore della compagnia, invece della battuta così come era, chiese: « Il Cimitero di Sant’Elmo? ». 
E il frate, sicuro della battuta che doveva dire, rispose: « Sono io, signore — Padre Anselmo di Acquapendente ». 


Un'altra testimonianza ci viene dal quotidiano LA STAMPA del 28/4/1899, firmata da un fantomatico "io per tutti", tipo avanti sui tempi, quasi internettiano con il nick-name in tutte minuscole:


LA VITA CHE SI VIVE
L'ultima.
E' una papera detta poche sere fa dall'attore Pezzaglia all'Arena di Bologna durante la rappresentazione del 'Gobbo misterioso'.
- (Singhiozzando) Oh, gli infami! Hanno ucciso Bianca per farla morire!
Lo credo facilmente.


E il buon Angiolone risulta essere stato anche un gran raccontatore di barzellette. 
Se ne fa un realistico ritratto su

I CAFFE' STORICI IN EMILIA-ROMAGNA E MONTEFELTRO
di Giancarlo Roversi, Ugo Bellocchi
(1994) 
In assenza di Dominici, Angelo Pezzaglia, rimasto anche lui nell'ombra durante le serate fregoliane, risbucava fuori, per prendersi la sua brava rivincita. Era, Pezzaglia, un gustoso narratore di epigrammi e barzellette, con o senza la camicia! Messosi da parte recitando fino a cinquant'anni un modesto pecunio, lo rosicchiava ogni giorno un poco, in riposo a Bologna, sua patria di adozione. Non era né un artista né un cane, né guitto, né signore, ma galantuomo a prova di bomba. Vestiva un po' all'antica; cappello a larghe falde, cravatta nera svolazzante, gilet bianco, e certi solini a punta che parevano due ali piantate ai lati del collo. Il naso adunco ed abbondante dava al suo viso, lungo e grasso, una espressione di nobiltà bernesca. Parlava per lo più a mezza voce, con aria sorniona, ammiccando con l'occhio, come per avvertire che stava per dirne proprio una di quelle; e parlando, con le mani piccine da ragazzina modesta, adorne di cammei troppo grandi per essere autentici, accarezzava lentamente il pomo del bastone, che teneva puntato dritto, davanti a sé, come un baluardo di difesa. 
La sua popolarità a Bologna non temette nemmeno la concorrenza di Serafino Renzi, che nobilitando con scenari fastosi il vecchio dramma da arena, caduto in balia dei guitti, aveva quasi del tutto cancellato il ricordo dei "Figli di nessuno" e "Musolino"! A Pasqua Pezzaglione apriva lui l'Arena del Sole: repertorio sanguinario e truculento, ma incassi sicuri anche col maltempo. Per un mese e mezzo il padrone della piazza era lui, e con tutti i "Caporal Simon", e i "Gobbi misteriosi", e le "Cause celebri" dell'universa terra mandava in visibilio il popolino. Ogni tanto, però, sentiva il bisogno di commettere un autentico delitto, e panciuto com'era, tutt'altro che bello, vezzoso ancor meno, vestiva il costume di Romeo. Roba da accopparlo! In caffè dopo la recita, gliene dicevano di tutti i colori, in coro, come una banda che assalisse un carabiniere. Egli rideva, poi, placate le ire con una barzelletta, spalancava le braccia in atto di profonda e rassegnata umiltà. 
Stanco forse dell'ozio, o perché fatto troppo esiguo il gruzzolo non gli bastava più, un brutto giorno andò a piantare le sue umili tende a Torino per lavorare in una casa cinematografica. 
Un altro collezionista e spacciatore prodigo di storielle, con sale e pepe, fu Attilio Fabbri. Grasso e grosso, con la pappagorgia che gli nascondeva la cravatta e il ventre rotondo portato da due gambe corte, lo si sarebbe preso a prima vista per un bonaccione tranquillo, amante della buona tavola e degli onesti piaceri; invece era sì buono, ma "un piglia in giro" di prima forza. Pezzaglia e Fabbri insieme formavano una coppia irresistibile. E' difficile davvero immaginare, fuori di scena, due comici più comici di loro.


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Bel tipo l'Angiolone, no?
Non era sconosciuto nemmeno ai tribunali civili: esistono tracce di una causa a lui intentata da un personaggio dell'ambiente cine-teatrale.
Nel 1903 fu infatti citato in giudizio dal potente produttore Adolfo Re Riccardi, con cui qualche tempo dopo avrebbe proficuamente lavorato nel cinema.
Leggiamo:


Il cav. Adolfo Re Riccardi, quale rappresentante la proprietà artistica del dramma "Aiglon" di Rostand per l'Italia, si lagnò di un danno che la drammatica compagnia sociale Pezzaglia avevagli arrecato. In sostanza al teatro Verdi la sera del 21 agosto 1903, previa adeguata reclama della compagnia Pezzaglia, venne annunciata al pubblico la rappresentazione del dramma di Castelvecchio Il Duca di Reichstadt facendo uso del titolo di un dramma conosciuto (nella specie, l'Aiglon di Rostand) come sottotitolo, così da ingenerare confusione nel pubblico. Con ciò la compagnia Pezzaglia speciflcò per nuovissimo in pubblico un lavoro drammatico afilbbiandogli artifiziosamente un titolo che non ha mai avuto dal suo autore. Questo costituisce concorrenza sleale da parte della detta impresa e del capocomico della compagnia. Per tale lagno con atto 25 agosto 1903 il Re Riccardi evocò in giudizio avanti il Conciliatore del Mandamento il capocomico Pezzaglia nonchè i proprietari Anielotti e De Marziani per vederli condannati in solido al risarcimento dei danni in L. 30.
P. Alessandria, 27 ottobre 1904. Pezzaglia c. Re Riccardi M trib. Mil, 1905, 597.
 V. Diritti d'autore 18 - Frode nel commercio, 11 - Divieto contrattuale di concorrenza - V. Concorrenza (clausola di).


Da vecchio lupo di palcoscenico sempre assetato di pubblico, il vulcanico Pezzaglia aveva tentato evidentemente una furbata sul titolo. 
Esiste un dramma in 6 atti del drammaturgo Riccardo di Castelvecchio intitolato Il Duca di Reichstadt, datato 1861. 
Il più famoso Aiglon di Rostand (altri 6 atti) è molto più recente (1900).
 Entrambi ripercorrono la vita di un figlio di Napoleone morto a 21 anni.
Mettere in scena il dramma più vecchio dandogli come sottotitolo il titolo del più recente e definirlo "nuovissimo" in effetti non è troppo corretto, caro Angiolone...
Alla fine le 30 lire, più spese processuali, i citati in giudizio dovettero infatti sganciarle. 
Ma, come già sappiamo, qualche anno dopo, nel 1909, Angelo Pezzaglia ebbe una parte di rilievo nel film Otello, prodotto proprio dal suo accusatore, Adolfo Re Riccardi (il quale dal canto suo non era proprio una mammoletta, avendo subìto denunce per gioco d'azzardo in locali da lui gestiti).

E fra i tanti aneddoti della vita d'attore e capocomico di Angelo Pezzaglia poteva forse mancare un fatto drammatico? Ecco cosa rischiò di trasporre nella vita reale i drammoni rappresentati sul palcoscenico dalla sua Compagnia. 
Leggiamo sul quotidiano La Stampa del 5 aprile 1893:


Genova, 4 aprile.
Enrico Palermi, d'anni 21, da Roma, è amoroso nella Compagnia drammatica Pezzaglia-Micheletti, che fino a ieri agiva al teatro Apollo in Borgo Lanaioli.
L'altro giorno, a seguito di gravi dispiaceri domestici, trangugiò una potente pozione arsenicale, e se i soccorsi non fossero stati solleciti, certo l'infelice avrebbe conseguito il suo scopo.
Il Palermi da un po' di giorni appariva triste coi suoi compagni d'arte e questi fecero in modo di non lasciarlo mai solo. Il brillante Alfredo Sainati conviveva con lui nella sua stessa camera, ma quando ingoiò il veleno il Sainati s'era addormentato.
Ora il Palermi trovasi fuori pericolo mercé un efficace antidoto subito somministratogli.

Non si esclude che la piccolissima Paolina in quell'occasione fosse in Compagnia, essendo il 1893 proprio l'anno in cui lo zio Angelo la iniziò alla recitazione.
Quanto a Enrico Palermi, non ci riprovò più, o almeno non ci riuscì, visto che lo ritroviamo vivo e vegeto nell'unico film da lui girato: "Gli ultimi giorni di Pompei", del 1926, in cui sosteneva il ruolo di Medone, e il cui co-regista era il noto Amleto Palermi (parente?).
E il suo tentativo di suicidio ebbe echi anche all'estero. Leggiamo sulla rivista 

LE MONDE ARTISTE
del 16 aprile 1893:




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Certo Angelo Pezzaglia fu sempre un attore e Capocomico, sia pur appassionatissimo della sua arte, relegato in posizione marginale, interprete di un teatro popolare fatto di drammoni a forti tinte amati dal pubblico delle arene, quello di bocca buona. Dalla sua Compagnia nacquero talenti che poi ebbero fortuna, e vi nacque anche Paolina, che restò - per imprinting - sempre un'attrice di stampo popolare, ma con qualcosa in più (la sua recitazione squisita) che le permise di calcare palcoscenici ben più prestigiosi accanto a nomi illustri del teatro.

A confermare la fama non eccelsa che si era conquistata Angiolone, un aneddoto che leggiamo sul libro di Alfredo Testoni

OTTOCENTO BOLOGNESE:
nuovi ricordi di Bologna che scompare
(1933)


in cui si parla di un certo Barbieri, che

vestiva eccentricamente e portava, credo anche di notte, guanti a sei bottoni: la sua specialità. Seduto al caffè scriveva continuamente tragedie in cui morivano regolarmente cinque o sei personaggi, e dopo averle terminate in pochi giorni le consegnava ai capi comici di povere compagnie, ritraendone così magro guadagno da sbarcare stentatamente il lunario.

Per motivi di fede politica questo singolare personaggio finì in galera, e quando uscì 

corse subito al caffè di Tonino e abbracciò costui teneramente esclamando commosso: "Ho tanto piacere che sia riuscito il tuo amico [certo Marescalchi, che era stato eletto], mi rincresce solo di essere stato così sorvegliato in carcere che non mi è stato possibile terminare di scrivere due tragedie per il buon capo-comico Pezzaglia".

Da qui ad associare il nome di Angelo Pezzaglia a quello delle "povere compagnie" di cui ci narra il Testoni il passo è breve.
E il suo nome era diventato persino proverbiale: il buon Angiolone era infatti indicato come il prototipo del solido primo attore popolare. Si legge infatti in merito a un principe del foro particolarmente portato all'enfasi processuale nel libro

ARS ET LABOR
vol. 61
(1906):


... Poi ha fatto il processo a Fuscati. Ed è stato sempre applaudito.
Si è mai sbagliato?
Non è qui il caso d'indagarlo. Dirò solo che qualche volta è un ottimo primo attore popolare, un Pezzaglia... delle Arene di Giustizia.


E non mancarono i plateali insuccessi nella carriera di Angelo Pezzaglia. Una cronaca colma di ironia se ne fa nel libro di Sebastiano Sani

BOLOGNA DI IERI
(1922)






Ma una recente scoperta nel Museo Teatrale del Burcardo a Roma ci ha rivelato che Angiolone riuscì anche a recitare nella prestigiosa Compagnia di Ermete Zacconi, e proprio un anno prima che lo facessero Paolina e Antonio (vedi il capitolo n. 17 di questo Archivio).
Certo non ebbe parti di grande rilievo: 
faceva l'oste, o l'infermiere... 
Ma poté anche lui toccare l'empireo teatrale.
Le locandine ritrovate si riferiscono ai mesi di novembre e dicembre 1910 al 
Real Politeama Giacosa di Napoli.
Da altri documenti risultava che dopo il 1909, anno in cui si era dato al cinema, non avesse più calcato le scene teatrali, ma a Zacconi chi poteva dire di no?
Nella Compagnia, quale prim'attrice, c'era Ines Cristina-Bagni, che proprio lui aveva tenuto giovanissima a battesimo sulle scene nella sua Compagnia, dove la Ines aveva recitato con la piccola Paolina, che nel 1911 avrebbe preso il suo posto per una stagione, a fianco del mostro sacro Zacconi.
E viene da fare una piccola riflessione: probabilmente il focoso Angiolone mordeva il freno, avrebbe voluto essere lui il protagonista, era abituato alle battaglie teatrali nelle arene, sempre, nel bene e nel male, mattatore.
Ma aveva davanti meno di cinque anni di vita, e forse più invecchiato dei suoi 55 anni dovette rassegnarsi, sia nel cinema che in teatro, a parti di rincalzo.
Quante volte era stato Otello... Ma nel film dovette essere il Doge. 
In ogni caso, Angelo Pezzaglia è esistito, e ha lasciato tracce. Molti sono i libri che parlano di lui 
(più in basso il resto della bibliografia).

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Fu sposato, il nostro Angiolone?
Sì, dal 1878, con l'attrice Elisa Malesci, di qualche anno più vecchia di lui e già incinta.
Nel volume

ANNUARIO TEATRALE ITALIANO PER L'ANNATA 1887

nell'ambito della 'Compagnia Drammatica Carlo Lollio',
tra gli attori, insieme ad Angelo, appare la signora
Elisa Malesci-Pezzaglia.
E' la stessa attrice attestata nella
'Compagnia Drammatica Bernardi-Pompili-Duse'
nel 1873 al teatro Cressoni (vedi il sito relativo),
e nominata nei libri

CRONISTORIA DEI TEATRI DI MODENA DAL 1539  AL 1871
(1873) 

IL TEATRO DI CHIETI DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI
(1966)

col solo primo cognome, ancora signorina.


Di Elisa Malesci-Pezzaglia sappiamo: che era nata a Firenze nel 1851 da Lodovico e Maria Malesci (ma in due atti anagrafici la si qualifica come "fu Giuseppe" (forse il primo o secondo nome del padre?), che risiedeva a Modena, che era coniugata, cattolica, "artista di teatro", e che morì di diabete all'età di 39 anni il 22/1/1891 a Trieste, dove riposa. 
(fonte: Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 1891)

Sul quotidiano LA STAMPA del 27/1/1891 leggiamo:


CORRIERE TRIESTINO.
Morte di un'attrice.

E' qui morta, dopo lunga sofferenza, la brava attrice drammatica Elisa Malesci-Pezzaglia, moglie del capo-comico Pezzaglia, la cui Compagnia recita all'anfiteatro Antico. Era una brava artista, e sosteneva le parti di madre. I funerali riuscirono solenni. Il feretro era coperto di fiori. Tenevano i drappi mortuari le principali attrici delle tre Compagnie Ernesto Rossi, Zagt-Privato, Micheletti e Pezzaglia.
Tutti gli artisti di queste Compagnie si trovavano nel corteo. Il teatro Fenice fece ieri riposo in segno di lutto.

Elisa Malesci, di cui si trovano pochi ma esaurienti documenti, ebbe un gran bel funerale, l'omaggio di attori e la chiusura di teatri. Chissà se allora andava di moda fare applausi ai funerali. Ma forse a quei tempi prevaleva, giustamente, la commozione.


Angelo ed Elisa ebbero figli?
Sì: nel 1878 nacque, a Finale Emilia, Adele Irma Maria, e nel 1881, a Siracusa, Giuseppe Antonio Rambaldo. Entrambi nati in luoghi dove il lavoro teatrale aveva portato i genitori.
Ma nel 1886 sulla rivista teatrale "Il Piccolo Faust" compare, nell'elenco degli artisti della Compagnia di Carlo Lollio, insieme ad Angelo ed Elisa, certo Carlo Pezzaglia, inserito nella categoria "Parti ingenue" (bambini) insieme a Jole Capodaglio. 
Si ritiene possibile che Carlo Pezzaglia, di cui per ora non si hanno ulteriori notizie, fosse un altro figlio di Angelo ed Elisa.

Elisa aveva una sorella, Maddalena, attrice anch'ella. 
Nel libro di Policarpo Guaitoli

RICORDANZE PATRIE
MISCELLANEA DI NOTIZIE CARPIGIANE
(1884-1885)

si legge:


Il 4 ottobre 1868 la nuova Società Filodrammatica Teobaldo Ciconi coadjuvata dalle Attrici Elisa e Maddalena sorelle Malesci da essa scritturate, iniziò un corso di recite da darsi nel corrente autunno colla commedia del Ciconi 'Le pecorelle smarrite', appositamente scelta dalla Società, affine di pagare un tenue tributo alla memoria del compianto autore drammatico, a cui s'intitolava.

E ancora:


Si ripresentò poi al pubblico, in recita straordinaria, la sera del 15 susseguente, in cui avvenne la serata delle sorelle Malesci, col dramma nuovissimo del Ferrari 'Il duello', gentilmente concesso dall'illustre autore, nella quale occasione il pubblico portossi in buon numero al teatro, a dimostrare così la propria simpatia verso le beneficate, che furono inoltre regalate di fiori e poesie.
Nel sud.o corso di recite emerse specialmente la valentia della signorina Elisa Malesci, giovane di non comune intuito drammatico. Sempre bene nelle parti affidatele si addimostrò la sorella Maddalena.

Nello stesso volume troviamo, anni dopo, Angelo ed Elisa, già sposati, insieme nella Compagnia Dondini:


14-15-16 ottobre 1879. Oltre il Direttore cav. A. Dondini, caratterista valentissimo, segnalavansi in questa Compagnia le sig. Leontina Papà, prima attrice, B. Dondini, amorosa, Elisa Malesci Pezzaglia, 2a donna (già prima attrice nel corso di recite dell'autunno 1868), ed i signori Giovanni Arrighi, primo attore, Angelo Pezzaglia, 1° attor giovane; Ugo Capodaglio, brillante.

Elisa era già passata al ruolo di "seconda donna", che avrebbe mantenuto fino alla morte, avvenuta per diabete nel 1891. E già non doveva sentirsi troppo bene nel 1879, in quanto, in riferimento al 30 ottobre, si legge:


Nella commedia e nella farsa la parte che doveva sostenere la sig.a Malesci fu disimpegnata dalla Dondini figlia del Capocomico, ma evidentemente si vedeva che ella improvvisava.


Elisa fu una brava attrice, e nel periodo della prima giovinezza fu una protagonista. 
In

SPETTACOLI E FESTE PUBBLICHE 1619-1945
Archivio di Stato di Piacenza

troviamo la seguente nota su di lei:

Beneficiata dell'attrice Elisa Malesci con la commedia "Sant Piero capo dei pirati ferraresi ovvero Arcangeli il gemello del diavolo" (1873).


A Elisa Malesci-Pezzaglia è stata dedicata una voce su Wikipedia.


Rimasto vedovo a 35 anni, Angiolone si accompagnò stabilmente con almeno un'altra donna, di cui non conosciamo il nome.
Ne troviamo traccia nel bell'articolo che alla sua morte gli dedicò Enrico Polese Santarnecchi, notissimo giornalista, scrittore e direttore di riviste teatrali, di cui anticipiamo un brano:

Alla compagna fedele e devota della sua vita il conforto di questo diffuso dolore; non è sola a piangere il suo morto. Noi pure, suoi amici, piangiamo con lei.


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Per rendere l'idea della frenetica attività teatrale di Angelo Pezzaglia (ma anche degli artisti in generale all'epoca) prendiamo in esame il mese di giugno del 1893, quando con la sua Compagnia si esibì all'Arena Torinese per 20 giorni su 30, e Paolina, di nemmeno 4 anni, era con lui.


Dal quotidiano LA STAMPA di Torino:

ARTI E SCIENZE.
ARENA TORINESE. A questo teatro, quando il cielo non si mostra nemico, accorre molto pubblico che applaudisce la Compagnia Pezzaglia, la quale contiene buoni elementi, fra cui la signora Emilia Albertani-Micheletti, prima attrice brava e coscienziosa. Auguriamo i favori del cielo, ché quelli del pubblico li avrà certamente.

Oltre che col pubblico, nelle arene c'era da fare i conti col tempo. Ma sembra che tutto sia andato piuttosto bene, quel mese. Ecco l'elenco che ci risulta delle recite del giugno 1893:

2 - L'abito non fa il monaco, commedia - Seta o cotone, farsa.
3 - Il figlio della notte, dramma - Il cuoco e il segretario, farsa.
5 - Il cardinale di Richelieu, dramma.
6 - Il cardinale di Richelieu, dramma.
7 - Un odio all'ergastolo, dramma.
8 - Falstaff, commedia.
9 - Falstaff, commedia.
10 - Un matrimonio sulla forca, dramma.
12 - Uccidili!, dramma.
13 - Uccidili!, dramma.
14 - Uccidili!, dramma.
15 - Le nozze d'argento, commedia - In barba alla moglie, farsa.
16 - Le nozze d'argento, commedia.
17 - I drammi del mare, dramma - La vedova delle camelie, farsa.
19 - La gobba, dramma.
20 - I drammi del mare, dramma.
22 - Il povero fornaretto, dramma - Acqua e carbone, farsa.
23 - Frine, dramma (serata d'onore di Emilia Albertani-Micheletti).
26 - La gobba, dramma.
28 - Otello, tragedia (serata d'onore di Angelo Pezzaglia).


Come si vede, in 20 giorni il buon Angiolone mise in scena ben 19 lavori teatrali diversi. E lo spettacolo di maggior successo fu 'Uccidili!', replicato per tre sere di seguito: è quello in cui recitava Paolina, piccolissima e già acclamata, che l'aveva portato il mese precedente in altri teatri quali l'Arena del Sole di Bologna e il Pezzana di Milano, replicandolo più volte con grande successo.
Angelo in quell'anno era nel pieno delle forze e dell'età, ma Paolina, così piccola, gli stava vivacemente al passo.

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L'Angiolone ebbe rapporti anche con l'allora astro nascente del romanzone d'avventura Emilio Salgari, e ancor più col suo riduttore teatrale Francesco Serravalli, come si evince da quanto scrivono Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi nel loro saggio
  
EMILIO SALGARI, LA MACCHINA DEI SOGNI
(2011)


Seravalli e Salgari in quel 1889 associarono i loro nomi in un’ardua impresa teatrale. Già da qualche tempo sulla stampa veronese si parlava di loro: in febbraio il “Can da la Scala” aveva richiamato l’attenzione su Salgari storpiando il titolo del romanzo d’appendice “La Tigre della malesia” in “La magnesia della tigre” e definendo “cavalchinesco” l’omonimo romanzo.
Dei “Misteri dell’India”, tratto dal romanzo d’appendice di Emilio Salgari più tardi raccolto in volume col titolo “I misteri della jungla nera” si cominciò a parlare sin dalla fine di aprile del 1889 quando l’”Arena” informò che  il Diurno avrebbe inserito l’opera nella tradizionale programmazione estiva. Alla vigilia delle prove il quotidiano precisò: “Sarà uno spettacolo affatto nuovo anche per la varietà dei costumi che gli artisti stanno approntando con molto impegno”.

Il 20 maggio iniziarono le prove e, ancora prima che si alzasse il sipario, fu precisato che la compagnia Marchetti aveva “già acquisito il diritto di rappresentare tale lavoro, e che lo porrà in scena entro il prossimo giugno a Mantova”. L’autore, secondo il quotidiano, era già entrato in trattative con altre due importanti compagnie per la cessione dei diritti di rappresentazione.
Ancora il 26 maggio i quotidiani annunciarono la prima del dramma “I misteri dell’India”, tratto dal romanzo indiano “Gli strangolatori del Gange”, pubblicato dal redattore del “L’Arena” Emilio Salgari.
“Se il tempo farà giudizio – sottolineò “L’Arena” – ci sarà una pienona. I palchi sono già stati tutti venduti”. Sembrò una nefasta profezia: la sera piovve a dirotto e la rappresentazione fu sospesa.
“L’Adige” polemizzò con la compagnia: “Iersera in causa del cattivo tempo fu sospesa al Diurno la rappresentazione de “I misteri dell’India” di Serravalli. Ci voleva poco più ad avvertire il pubblico della sospensione perché avendo alle sei pomeridiane cessato di piovere molti cittadini si sono recati in Piazza Cittadella memori che da qualche settimana sugli avvisi del Diurno sta scritto che la recita avrà luogo anche con tempo incerto”.
Finalmente il 28 maggio l’esordio. Felice, anzi felicissimo! Il Diurno era un teatro popolare che incontrava i gusti semplici del “popolino” presso il quale Serravalli e Salgari godevano, evidentemente, di buona considerazione.

Anche i giudizi della stampa furono lusinghieri:

“Francesco Serravalli coi suoi “Misteri dell’India” rappresentati iersera al Diurno ha dimostrato che si possono dare drammi spettacolosi anche senza ricorrere ai romanzi di Montépin. Difatti nel nuovo lavoro del nostro concittadino vi sono intreccio, rapidità d’azione, scene d’effetto, tutti pregi che gli valsero ben 14 chiamate.
La compagnia Micheletti-Pezzaglia ha posto in scena “I misteri dell’India” con decoro. Il Pezzaglia indossava un ricco costume indiano. Le scene erano state dipinte dal bravo scenografo della compagnia, il sig. Accardi. L’esecuzione non poteva andare in miglior modo; efficaci il Pezzaglia e il Micheletti, degni di lode i due Bissi padre e figlio ed il Rudi, il capo feroce degli strangolatori. Al Serravalli fu offerta una corona d’alloro.
Un pubblico numerosissimo riempiva il Diurno. Dopo la rappresentazione gli artisti offrirono una bicchierata all’autore e il bravo baritono Scandolara cantò scelti pezzi”.

Dal giornale “El Negro”:

“L’azione in tutti e sette i quadri vi è condotta con mirabile scienza artistica, con interesse d’intreccio e con un crescendo scenico che dimostra nell’autore profonda conoscenza delle tavole del palcoscenico. La Compagnia Micheletti-Pezzaglia ha posto in scena il dramma del nostro concittadino in modo decoroso; l’esecuzione poi da parte della stessa fu inappuntabile e degna dei maggiori elogi”.

Giugno 1889. I cronisti de “L’Arena”, attenti a quanto si svolgeva sul palcoscenico dei teatri cittadini e curiosi di ciò che si preparava dietro le quinte, informarono i loro lettori di essere a conoscenza che Francesco Serravalli, su incarico dei capocomici Micheletti e Pezzaglia, stava “scrivendo un dramma del genere de “I misteri dell’India” intitolato “La Tigre della Malesia”, tolta ancora una volta dal romanzo di Emilio Salgari”.

Da “L’Arena”, 2/3 luglio 1889:
“La compagnia parte domani per Trento dove porrà in scena “I misteri dell’India” di Serravalli; l’autore raggiungerà poi la compagnia per assistere alla recita del suo lavoro. Buona fortuna alla brava compagnia e auguri di successo al Serravalli”.

8/9 luglio 1889:
“Ieri a Trento dalla compagnia Micheletti furono rappresentati “I misteri dell’India” di Serravalli. Ebbero un successo completo. Oggi il dramma si replica”.

12/13 agosto 1889:
“Grande successo ebbe il dramma “I misteri dell’India”al teatro Virgiliano di Mantova. Il dramma si replicò ieri sera. Fra giorni su quel teatro si rappresenterà “La Tigre della Malesia”.

24/25 dicembre 1889:
“Il noto dramma del nostro concittadino Francesco Serravalli venne rappresentato l’altra sera a Pola (Istria) in occasione della serata d’onore del primo attore A. Pezzaglia. Il lavoro ebbe un successo completo e il seratante festeggiatissimo”.

29/30 marzo 1890:
“Dai giornali di Venezia apprendiamo che “I misteri dell’India” hanno avuto un successone al teatro Malibran. Il lavoro si è replicato”.


E un articolo proveniente dall'Istria ci dipinge un Angiolone efficace interprete dantesco:

Da "La Provincia dell'Istria", 1 marzo 1889:
"Lo spettacolo ebbe principio con la declamazione dello squarcio del canto XXXIII dell'Inferno: il distinto attore Pezzaglia si fece onore, vestiva l'abito del sommo vate eseguito con fedeltà; ed era ispirato anche lui, il bravo Pezzaglia dal sentimento che animava tutti, ed è riuscito; godiamo pensando ch'egli ricorderà il suo trionfo con la memoria della nostra festa. S'ebbe una corona d'alloro".

Tutto questo succedeva nell'anno stesso della nascita di Paolina.

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E già che ci siamo diamo anche uno sguardo all'atmosfera che si respirava nell'ambiente teatrale di quell'epoca.  
Leggiamo su LA STAMPA del 29/1/1893:


UN PRANZO ARTISTICO.

Le quattro Compagnie drammatiche attualmente a Milano, e cioè la Compagnia Novelli-Leigheb, la Pezzaglia, la Ferravilla-Ivon-Giraud e la Sbodie-Carnaghi, si riuniranno a cena questa notte nella grande sala superiore dell'Eden.
La cena sarà rallegrata da sorprese e seguita da parodie. Si terminerà carnevalescamente con quattro salti in famiglia.

Ci saranno state rivalità, gelosie, invidie, carognate... come si sa e si immagina nel mondo teatrale, ma da più indizi, tipo l'articolo appena letto, ci appare un mondo semplice, di grande fatica e non eccelso guadagno, ci appaiono persone che pur lavorando in posizioni di concorrenza si riuniscono per una cena tutti insieme, dove si esibiscono per loro stessi, finendo con 'quattro salti in famiglia'. E la famiglia è quella del teatro. 
Cose che oggi sembrano assolutamente impossibili da accadere, se non sul filo della falsità e della più bieca sponsorizzazione.

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La morte colse Angiolone nel pieno della sua attività cinematografica, e un bellissimo attestato di stima e amicizia nei suoi confronti, contenente varie notizie sulla sua vita, ci viene da Enrico Polese Santarnecchi, famoso giornalista, scrittore e direttore di riviste teatrali. Lo leggiamo integralmente:


ANGELO PEZZAGLIA
(Da “Il Piccolo Faust” del 21 aprile 1915)

Lunedì scorso a Torino, dopo una lunga, terribile malattia sopportata con coraggio eroico, si è spento l’amico carissimo Angiolo Pezzaglia!
Il mondo comico che tanto Angiolo Pezzaglia  amava, della notizia dolorosa, per quanto purtroppo attesa, profondo sentirà il rammarico, perché era Pezzaglia un compagno buono!
Nato a Modena circa sessant’anni fa, fin da giovanetto frequentò i filodrammatici, divenne presto artista e non mancò ad ottenere della rinomanza come primo attore di compagnie secondarie nei lavori di cappa e spada.
Quando il teatro Fossati di Milano conservava ancora la sua schietta fisionomia popolare, per molti anni Angelo Pezzaglia vi à goduto vera popolarità ed à fatto delle stagioni straordinarie. Avrebbe potuto guadagnare molto, ma il buon Pezzaglia non era uno speculatore ed in tutti quegli anni di forte guadagno tenne sempre compagnie sociali, suddividendo gli introiti con i suoi compagni.
In seguito il Fossati si trasformò, il gusto del popolo si affinò, i tempi mutarono, il genere decadde ed Angiolo Pezzaglia conobbe le torture del bisogno. Si stabilì a Bologna dove sempre lieto e sorridente le sue sofferenza mai faceva trapelare e la sua indigenza seppe onestamente e lietamente sopportare sempre sorridendo, sempre celiando. Due anni or sono ebbe un’offerta lucrosa alla Casa cinematografica Ambrosio di Torino: era per lui l’agiatezza, ma proprio allora il male terribile lo incolse e non gli lasciò più tregua.
Visse e morì da coraggioso e questo uomo onesto, buono, leale, intelligente e modesto che fu molto infelice e pur seppe sempre sorridere, questo uomo lascia di sé sincero, sentito rimpianto. Povero e caro amico, la tua morte ci commuove!
Alla compagna fedele e devota della sua vita il conforto di questo diffuso dolore; non è sola a piangere il suo morto. Noi pure, suoi amici, piangiamo con lei.
Addio buon Angiolo!
A lui il conforto del silenzio e della pace solenne che non avrà mai più turbata; a noi, ancora e sempre l’affannoso turbinio della lotta quotidiana: forse è lui oggi che dobbiamo invidiare. Addio amico buono!


Enrico Polese Santarnecchi

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L'intraprendente Angiolone riuscì, molti anni dopo la morte,
giunta nella piena attività dei suoi 60 anni
(il suo ultimo film - ironicamente intitolato 'L'onore di morire' - era uscito da nemmeno un mese),
a farsi inserire nel Gotha del teatro italiano, dove non tutti trovano posto.


Ne 
I TEATRI DEL PRIMO NOVECENTO 
(1984)
Francesco Possenti lo immortala così:

PEZZAGLIA ANGELO
Nato a Modena nel 1855.
Fu capocomico di Compagnie a repertorio popolare
nelle quali si dimostrò attore efficace.
Morì a Torino nell'aprile del 1915.

Poche parole, ma buone.


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ALTRI LIBRI E PUBBLICAZIONI IN CUI E' CITATO
ANGELO PEZZAGLIA



Aldo Bernardini, Vittorio Martinelli
IL CINEMA MUTO ITALIANO - I FILM DEI PRIMI ANNI
1905-1909
(1996)


Vittorio Martinelli
IL CINEMA MUTO ITALIANO - I FILM DEGLI ANNI D'ORO
1914 - Seconda parte
(1993)


Comune di Venezia
OPERE COMPLETE DI CARLO GOLDONI
(1971)

Luigi Rasi
CATALOGO GENERALE
DELLA RACCOLTA DRAMATICA ITALIANA
(1912)

In cui scopriamo che vi esistono, catalogati, sia una foto di Angelo Pezzaglia di giovane aspetto, che una sua caricatura dalla figura molto appesantita eseguita da Filiberto Mateldi, entrambe adesso presenti nel Museo Teatrale del Burcardo di Roma.
E l'intreccio si fa intrigante: Filiberto Mateldi, ottimo illustratore di libri, disegnatore piacevole e arguto, fu in gioventù attore brillante: proprio quell'attore che causò la rottura tra Antonio Greco e il suo capocomico Serafino Renzi, quando in Argentina quest'ultimo ingaggiò il Mateldi provocando le rimostranze di Antonio, che vedeva il suo spazio invaso da un attore dalle sue stesse caratteristiche (si veda il capitolo n. 19 di questo Archivio).
E sul retro della fotografia presente nel Museo del Burcardo leggiamo una dedica di Angiolone a Luigi Rasi: 
"Oggi è S. Luigi; questo nome mi ricorda il mio buon amico Rasi a cui dono questa mia fotografia in segno d'affetto e stima. Angelo Pezzaglia"
Si tratta dell'unico scritto conosciuto di Angiolone e dell'unica sua fotografia finora conosciuta oltre a quella già presente nel nostro Archivio, visibile in testa a questo capitolo.




Barone Antonio Manno
BIBLIOGRAFIA DI GENOVA
(1898)
A pag. 178:


Reale Deputazione di Storia Patria
Deputazione Subalpina Patria
BIBLIOTECA STORICA ITALIANA
(1898)

Angelo Pezzaglia nel 1897 recitò anche in Brasile. Qui si parla del ruolo di Scarpia da lui sostenuto nella "Tosca" di Sardou in un teatro di S. Paolo:

Miroel Silveira
A CONTRIBUCAO ITALIANA AO TEATRO BRASILEIRO
1895-1964
(1976)




"Tosca" de Sardou foi a peça de estréia, estando o papel de Scarpia confiado ao ator Angelo Pezzaglia, aparecendo ainda na distribuição, além dos titulares do elenco, mais os atores Bianchi, Tovagliari, Scaramella, Mezzetti e Lotti.


("Tosca" di Sardou fu il pezzo del debutto, col ruolo di Scarpia affidato all'attore Angelo Pezzaglia, che appare anche nella distribuzione, in aggiunta ai titolari del cast, più gli attori Bianchi, Tovagliari, Scaramella, Mezzetti e Lotti).



Parker, Herbert, Baxter, Finlay
WHO'S WHO IN THE THEATRE
A BIOGRAPHICAL RECORD OF THE CONTEMPORARY STAGE
(1926)


John Parker, Ian Herbert
WHO'S WHO IN THE THEATRE
(1939)


Dale Group
WHO WAS WHO IN THE THEATRE, 1912-1976
A BIOGRAPHICAL DICTIONARY OF ACTORS, ACTRESS, DIRECTORS, PLAYWRIGHTS AND PRODUCERS OF THE ENGLISH-SPEAKING THEATRE - Vol. 1
(1978)


Henry Bousquet, Pathé Frères
CATALOGUE PATHE' DES ANNEES 1896 A' 1914
(1993)


Frédéric Zarch
CATALOGUE DES FILMS PROJECTES A SAINT-ETIENNE
AVANT LA PREMIERE GUERRE MONDIALE
(2000)


Giorgio Ferrari-Moreni
CRONISTORIA DEI TEATRI DI MODENA
DAL 1873 A TUTTO IL 1881
(1883)
(Vi si nomina anche Gerolamo Pezzaglia)


Luigi Rasi
I COMICI ITALIANI:
BIOGRAFIA, BIBLIOGRAFIA, ICONOGRAFIA
(1897)


Daniele Cellamare
TEATRO UMBERTO GIORDANO:
CRONISTORIA DEGLI SPETTACOLI DI 140 ANNI
1828-1968
(1969)


Jugoslavenska akademija znanosti i umjetnosti Zavod za knjizevnost i teatrologjiu
KRONIKA ZAVODA ZA KNIJZEVNOST I TEATROLOGIJU JAZU
(1980)


Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
BOLLETTINO DELLE PUBBLICAZIONI ITALIANE
RICEVUTE PER DIRITTO DI STAMPA
(1895)


Maria Biggi, Giorgio Mangini
TEATRO MALIBRAN:
VENEZIA A SAN GIOVANNI GRISOSTOMO
(2001)


Istituto del Dramma Italiano
RIVISTA ITALIANA DI DRAMMATURGIA
(1980)


Eddie Sammons
SHAKESPEARE: A HUNDRED YEARS ON FILM
(2004)

 Isabella Aradas
MACBETH IN ITALIA
(1984)


Enrico Lancia, Roberto Poppi
DIZIONARIO DEL CINEMA ITALIANO
GLI ATTORI - VOL.1 A-L
(2003)


Enrico Lancia, Roberto Poppi
DIZIONARIO DEL CINEMA ITALIANO
GLI ATTORI - VOL.2 M-Z
(2003)


Tatti Sanguineti
L'ANONIMO PITTALUGA:
TRACCE, CARRIERE, MITI
(1998)


Silvio D'Amico
TRAMONTO DEL GRANDE ATTORE
(1929)

Silvio D'Amico
ENCICLOPEDIA DELLO SPETTACOLO
(1954/1965)

Dove si trova tra l'altro questo errore nel cognome di Angelo Pezzaglia:


(All'Arena del Sole di Bologna) le sporadiche apparizioni di circhi equestri, di operette e riviste non incontrarono mai il favore d'un pubblico che vi preferì sempre il dramma, e spesso il drammone; non a caso uno degli attori più popolari dell'Arena fu Angelo Pezzaia (Modena, 1855 - Torino 1915), detto "il Pezzaglione", che soleva riaprire il teatro a Pasqua con un repertorio sanguinario e truculento ("Caporal Simon", "Una causa celebre", "I due sergenti", ecc.), e incassi sicuri.

Un cognome, come abbiamo visto anche e soprattutto nel caso di Paolina, destinato a subire le più strane storpiature.


Silvio Alovisio
VOCI DEL SILENZIO:
LA SCENEGGIATURA NEL CINEMA MUTO ITALIANO
(2005)


American Film Institute, Kenneth White Munden
THE AMERICAN FILM INSTITUTE CATALOG
OF MOTION PICTURES PRODUCED
IN THE UNITED STATES
(1941)


ATTI
(1889)


REPERTORIO GENERALE ANNUALE DI GIURISPRUDENZA: BIBLIOGRAFIA E LEGISLAZIONE DI DIRITTO CIVILE, COMMERCIALE, PENALE E AMMINISTRATIVO
Per cura della direzione e della redazione di Il Foro Italiano
(1906)

Giovanni Porro, Eliseo Antonio Porro
MONITORE DEI TRIBUNALI
giornale di legislazione e giurisprudenza civile e penale, Volume 46
(1905)


F. Silva Nobre
SHAKESPEARE E O CINEMA
(1964)







Alfredo Testoni, Paola Daniela Giovannelli
LA SOCIETA' TEATRALE IN ITALIA
FRA OTTO E NOVECENTO
(1986)


Orietta Giardi
I COMICI DELL'ARTE PERDUTA: LE COMPAGNIE COMICHE ITALIANE ALLA FINE DEL SECOLO XVIII
(1991)


Paola Daniela Giovannelli, Sabatino Lopez
SABATINO LOPEZ CRITICO DI GARBO: CRONACHE DRAMMATICHE NE 'IL SECOLO XIX' (1897-1907)
(2003)

Centro Sperimentale di Cinematografia
B&N vol. 54


Angelo Pezzaglia risulta tra i firmatari di un Organo ufficioso dell'Unione Capocomici e Organo devoto della Società degli Autori di Milano insieme a vari altri capocomici, tra cui Riccardo Tolentino, Luigi Lambertini, Augusto Geri, Umberto Mozzato, Rodolfo Baccolini, Augusto Rosaspina, Enrico Dominici, Fiorenzo Aldini, Ettore Gatti, Luigia Lambertini, Celestina Bozzo, Jole Cecchi, in cui i firmatari, tra l'altro,


deplorano che il Consiglio non abbia provveduto in tempo a favorire la formazione di compagnie che reclutando i soci disponibili avrebbero impedito che questi forzatamente si scritturassero con capocomici di parte contraria: come deplorano che la situazione presente ci obblighi a considerare nostri avversari vari capocomici.

E così via, sempre nelle caratteristiche agguerrite del buon, ma anche battagliero, Angiolone. Il tutto nel seguente testo:
Alfredo Testoni, Paola Daniela Giovannelli
LA SOCIETA' TEATRALE IN ITALIA FRA OTTO E NOVECENTO: LETTERE AD ALFREDO TESTONI
(1984)


Renzo Giacomelli
VECCHIA BOLOGNA: RICORDI DI MEZZO SECOLO
(1962)

Davide Amadei, Vittoria Coen 
(a cura di)
ALFREDO TESTONI: SOTTO I PORTICI E DIETRO LE QUINTE
(2003)

Carlotta Sorba
SCENE DI FINE OTTOCENTO:
l'Italia fin de siècle a teatro

(2004)

 Silvino Ganzato
EMILIO SALGARI:
demoni, amori e tragedie di un capitano che navigò solo con la fantasia

(1995)

 Mariagabriella Cambiaghi
LA SCENA DRAMMATICA DEL TEATRO ALLA CANOBBIANA IN MILANO (1779-1892)
(1996)
(Vi si nominano anche Elisa Malesci-Pezzaglia e Gerolamo Pezzaglia)



Ermanno Comuzio
IL TEATRO DONIZETTI: CRONOLOGIA DEGLI SPETTACOLI 1786/1989
(1990)

IL TEATRO ITALIANO NEL 1913
(1914)

Biancamaria Mazzoleni
LE METAMORFOSI DI ARLECCHINO: SCHERZI E COMMEDIE DI LUIGI SUGANA
(1984)

GAZZETTA DI MILANO
(1899)

SIAE
ANNUARIO DEL TEATRO ITALIANO voll. 1-2
(1935)


Beniamino Gutierrez
IL TEATRO CARCANO (1883-1914): glorie artistiche e patriottiche, decadenza e resurrezione
(1984)


Mario Sgotto
LA FABBRICA DELLE MERAVIGLIE:
teatro e spettacolo nell'800 a Vercelli
(2003)


ANNALI DEL TEATRO ITALIANO
vol. I - 1901/1920
(1921)


LA PORTA ORIENTALE
mensile
(1946)


ATENEO VENETO
mensile
(1914)

Lamberto Sanguinetti
IL TEATRO FOSSATI DI MILANO:
DALLA CRONACA ALLA STORIA
(1972)



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ALCUNI SITI INTERNET
IN CUI COMPARE ANGELO PEZZAGLIA

(Alcuni di questi siti potrebbero aver subito variazioni)


IMDb

CITWF

BFI

DVD TOILE

GET A MOVIE
WIKIPEDIA
voce 'L'anniversario (film 1914)'
http://it.wikipedia.org/wiki/L'anniversario_(film_1914)
voce 'Fata Morgana (film 1914)
http://it.wikipedia.org/wiki/Fata_Morgana_(film_1914)
voce 'Michele Perrin'
http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Perrin
voce 'L'onore di morire'
http://it.wikipedia.org/wiki/L'onore_di_morire
voce 'Luigi Almirante'
http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Almirante
voce 'Ines Cristina Zacconi'
http://it.wikipedia.org/wiki/Ines_Cristina_Zacconi
voce 'Ferruccio Garavaglia'
http://it.wikipedia.org/wiki/Ferruccio_Garavaglia
voce 'Vittoria Lepanto'
http://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_Lepanto
voce 'Achille Majeroni'
http://it.wikipedia.org/wiki/Achille_Majeroni
voce 'Film d'Arte Italiana'
http://it.wikipedia.org/wiki/Film_d%27Arte_Italiana
voce 'Arena del Sole'
http://it.wikipedia.org/wiki/Arena_del_Sole


Altri

http://teatrocressoni.altervista.org/attivita.htm

http://www.moviezen.com/celebrity/angelo-pezzaglia

http://www.videolala.com/actors/Angelo_Pezzaglia

http://www.mcomet.com/celebrity/Angelo_Pezzaglia-2008675

http://www.filmweb.pl/person/Angelo+Pezzaglia-413885

http://www.myskreen.com/programmes/angelo+pezzaglia


http://www.filmval.se/en/SE/info/562321/Situazione-comica

http://www.cinemarx.ro/persoane/Angelo-Pezzaglia-492557.html

http://www.turkcealtyazi.org/prs/0679086/angelo-pezzaglia.html

http://www.freeonlinemoviewatch.com/item.php?name=Angelo%20Pezzaglia

http://www.fwfr.com/display.asp?ID=37417

http://www.filmweb.pl/person/Angelo+Pezzaglia-413885/articles

http://film5.ru/actor/angelo_pezzaglia.aspx

http://friendfeed.com/str56d/868fa42e/otello-1909-ugo-falena-william-shakespeare

http://www.joxx.net/movie_details.php?id=998

http://www.omdb.si/index.php/ooseba/?i=593114


http://www.moviesplanet.com/names/589267/angelo-pezzaglia

http://www.likexo.com/personalities/1008775/Angelo-Pezzaglia

http://filmographie.fondation-jeromeseydoux-pathe.com/index.php?id=3460

http://filmographie.fondation-jeromeseydoux-pathe.com/index.php?id=3672

http://www.enterplay.com.br/gente/angelo-pezzaglia-1376015.htm


http://www.kinopoisk.ru/level/4/people/873828/