E’ la storia di Paolina Pezzaglia Greco, grande attrice vissuta tra il 1889 e il 1925, di tutti coloro che hanno fatto parte della sua vita e delle epoche che attraversò: belle epoque, grande guerra, fascismo

sabato 10 dicembre 2011

30 - Appendice 5: LA FILMOGRAFIA DI PAOLA PEZZAGLIA


Quella che segue
è la filmografia a oggi nota e non necessariamente completa
di Paola Pezzaglia.





FILM
con
PAOLA PEZZAGLIA



1) IL FORNARETTO DI VENEZIA
1914
Voce Wikipedia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Il_fornaretto_di_Venezia_(film_1914)





Regia di Luigi Maggi.
Tratto dall'omonimo dramma di Francesco Dall'Ongaro. 
Sceneggiatura: Arturo Foà.
Fotografia: Giovanni Vitrotti, Natale Chiusano.
Scenografia: Romolo Ubertalli.
Interpreti (in ordine alfabetico)
Guido Adami, Margherita (Rina) Albry, Felice Carena, sig. Cenni, Alfredo Doria, sig. Morra, Umberto Mozzato, Alberto Nepoti, PAOLA PEZZAGLIA (Sofia), Eugenia Tettoni, Vittorio Tettoni.
Produzione: Leonardo Film, Torino.
Visto censura: 4676 del 15/10/1914.
Lungometraggio in 4 parti. Mt. 1400.

Curiosità: sulla locandina pubblicitaria del film, pubblicata da varie riviste cinematografiche, gli attori vengono indicati con i soli cognomi, e Paolina a causa di una virgola si fa letteralmente in due: Pezzaglia e Greco. Fu allora, probabilmente, che Paolina, da poco vedova, oltre ad aver assunto il nome Paola per il cinema, decise di usare in seguito il solo cognome Pezzagliaper rendere tutto più semplice. Comunque il cognome Greco non la abbandonò mai, non essendosi risposata, e l'accompagnò fino alla tomba. A portarlo avanti nella discendenza ci avrebbe comunque pensato il suo amato figlio Ruggero.





Dal diario inedito di Felice Carena (per cui si ringrazia il pronipote Fabio Cavallini) si apprende che la lavorazione del film, svoltasi a Venezia, ebbe luogo tra il 18 marzo e il 10 aprile del 1914.






2) IL CAMPO MALEDETTO

Primo film della saga de IL MISTERO DEI MONTFLEURY,
tratto dal romanzo "Fernanda" di Carlo Dadone (1910).
Sceneggiatura: Ennio Grammatica.
Interpreti (in ordine alfabetico)
PAOLA PEZZAGLIA (Biribì), Ettore Piergiovanni (Robin).
Produzione: Aquila Film, Torino.
Visto censura 13238 dell'1/1/1918.
Lungometraggio. Mt. 1737.



3) I BIMBI DI NESSUNO

Secondo film della saga de IL MISTERO DEI MONTFLEURY, tratto dal romanzo "Fernanda" di Carlo Dadone (1910).
Sceneggiatura: Ennio Grammatica.
Interpreti (in ordine alfabetico)
PAOLA PEZZAGLIA (Biribì), Ettore Piergiovanni (Robin).
Produzione: Aquila Film, Torino.
Visto censura 13231 dell'1/1/1918.
Lungometraggio. Mt. 1593.
















4) LA SAGRA DEI MARTIRI

Terzo film della saga de IL MISTERO DEI MONTFLEURY,
tratto dal romanzo "Fernanda" di Carlo Dadone (1910).
Scneggiatura: Ennio Grammatica.
Interpreti (in ordine alfabetico)
PAOLA PEZZAGLIA (Biribì), Ettore Piergiovanni (Robin).
Produzione: Aquila Film, Torino.
Visto censura 13237 dell'1/1/1918.
Lungometraggio. Mt. 1362.







5) IL GIARDINO DEL SILENZIO

Quarto film della saga de IL MISTERO DEI MONTFLEURY,
tratto dal romanzo "Fernanda" di Carlo Dadone (1910).
Sceneggiatura: Ennio Grammatica.
Interpreti (in ordine alfabetico)
PAOLA PEZZAGLIA (Biribì), Ettore Piergiovanni (Robin).
Produzione: Aquila Film, Torino.
Visto censura 13232 dell'1/1/1918.
Lungometraggio. Mt. 1637.




I quattro lungometraggi, di complessivi mt. 6329 (e non 8000 come sbandierato dalla Casa di Produzione nella pubblicità), sono stati girati nel 1917.
La fonte silentfilms.wolfzen.com dà ogni singolo film della serie uscito l'1/1/1918, ma l'intero serial uscito il 18/1/1918.


Il serial si sa essere uscito anche: 

In Spagna con i titoli
EL MISTERIO DE LOS MONTFLEURY
LOS MISTERIOS DE MONTFLEURY
(prima metà del 1918)

 In Portogallo col titolo
OS MISTERIOS DE MONT FLEURY
(Lisboa, 3/10/1918)

In Francia, in 7 episodi, col titolo
LE MYSTERE DE MONTFLEURY
(1919)


Fuori dalle fonti ufficiali il titolo è dovunque erroneamente indicato come "Il mistero di Montfleury", e solo grazie al materiale presente nel nostro Archivio e al nostro intervento ha potuto essere corretto dove possibile in "Il mistero dei Montfleury", titolo che anche Carlo Dadone aveva dato alla prima parte del suo romanzo "Fernanda", e da cui fu tratto quello del film.







Questo film potrebbe essere l'ultimo prodotto dall'Aquila Film, in quanto girato nel 1917, lo stesso anno in cui detta società di produzione, fondata nel 1907 da Camillo Ottolenghi, chiuse i battenti. 
In merito al regista si possono solo fare delle supposizioni, non apparendo da alcuna parte questo dato. Ci azzardiamo a ipotizzare che possa essere stato Roberto Roberti, nome d'arte di Vincenzo Leone, (padre di Sergio, che in suo onore firmò la regia di "Per un pugno di dollari" con lo pseudonimo di Bob Robertson), attore e regista che lavorò fino all'ultimo per l'Aquila Film.

Si legge su La vita cinematografica n. 41 del 1917:

L'AQUILA FILM - La tanto apprezzata ed antica editrice torinese, sta per lanciare sul mercato una film gigante, che sarà il grande avvenimento del 1918. Sono 8000 metri di emozionanti, suggestivi avvenimenti, che nulla hanno di comune con i soliti episodi polizieschi di avventure strane e discutibili. E' tutto un lavoro di passionalità, umano, del più grande interesse. Un lavoro che tocca la mente e il cuore dello spettatore e lo tiene affascinato e suggestionato.
Quantunque Il Mistero di Montfleury - tale ne è il titolo - sia diviso in serie, ognuna di esse può vedersi senza essere obbligati di vederle tutte. Potete vedere la 4a o la 2a senza perdere il filo del romanzo potentissimo, come la 1a e la 3a; ed il fatto, con le sue drammaticità, con la sua passionalità, scorre magnificamente! Un filo sottilissimo lega l'una all'altra serie. E' una vera ed autentica trovata che l'egregio Avv. Pugliese, il geniale Proprietario dell'"Aquila Film", dopo lungo studio ha posto in esecuzione.
Il materiale di réclame è di una grandiosità eccezionale e si può ammirarlo nella Esposizione permanente aperta nello stabilimento dell'"Aquila Film".
Noi rendiamo i dovuti onori all'egregio Avv. Pugliese che, ad onta della chiusura di diversi mercati e nell'ora triste che attraversa il mondo, mantiene alta la bandiera dell'arte e dell'industria italiana.


Di Carlo Dadone si legge sul libro di Elio Providenti
COLLOQUI CON PIRANDELLO
(2005):

Carlo Dadone, scrittore di facile vena e poligrafo versatile, andò incontro ai gusti del pubblico con tranquillo disincanto spaziando agevolmente dal campo del mistero e dell'orrore a quello dell'ironia e dell'umorismo, fino alla letteratura per l'infanzia. 
Non mancò neppure di cimentarsi nel campo cinematografico con opere filmiche corrispondenti al suo abituale eclettismo (Il mistero di Montfleury, Biribì il piccolo poliziotto torinese, Il delitto del commendatore).

In realtà più che darsi lui al cinema furono alcuni suoi romanzi a essere adattati per lo schermo. 
(E anche in questo testo, come nel precedente, troviamo il titolo errato "Il Mistero di Montfleury").


6) LA CAPANNA DELLO ZIO TOM

Regia di Riccardo Tolentino.
Tratto dal romanzo omonimo di Harriet Beecher-Stowe.
Adattatore: Carlo Merlini.
Fotografia: Arturo Gallea.
Interpreti (in ordine alfabetico)
Maria Campi, Felice Carena, Bruna Ceccatelli, Mario Mariani, Luigi Merazzi, Ermanno Pellegrini, PAOLA PEZZAGLIA, Camillo Pilotto, Linda Pini, Guido Tei.
Produzione: Italo-Egiziana-Film, Torino.
Visto censura 13769 dell'1/7/1918. 
Esce il 18/9/1918 (fonte: silentfilms.wolfzen.com).
Lungometraggio in 5 parti. Mt. 1518.

Risulta esisterne una copia parziale (900 mt.) mancante della terza parte alla CSC Cineteca Nazionale. Purtroppo ancora da restaurare.












7) LE PERIPEZIE DELL'EMULO DI FORTUNELLO E COMPAGNI

Regia di Cesare Zocchi Collani.
Ispirato al personaggio dei comics americani Happy Hooligan.
Fotografia: Pugliesi.
Interpreti (in ordine alfabetico)
Mario Maria De Mur (Agonia), sig.na Fosca (Rosina, la cameriera), sig.ra Marini (Ciabatta), sig.na Miotti (Madamigella Mammola), PAOLA PEZZAGLIA (Madama Girasole), Egidio Velotti (l'Emulo di Fortunello), Cesare Zocchi Collani (Capitan Bombarda).
Produzione: Cleo Film, Torino.
Distribuzione: Edison (ma secondo altre fonti forse De Giglio o Monopolio Marzetto). 
Il film però rientra nel catalogo della Società Anonima Stefano Pittaluga, che lo indica anche col titolo semplificato "L'emulo di Fortunello".
Visto censura 13889 dell'1/10/1918 (secondo altre fonti 19/11/1918).
Esce il 18/12/1918 (fonte: silentfilms.wolfzen.com).
Lungometraggio. Mt. 1066.

Questo è l'unico film diretto dall'attore Cesare Zocchi Collani, e uno dei soli 6 prodotti dalla Cleo Film, casa fondata nel 1918 dagli attori Mary Cleo Tarlarini ed Eugenio Vecchioni. Paolina nel cast è indicata come "sig.ra Pezzaglia".





Sulla stampa fu preannunciato anche un seguito, intitolato L'EMULO DI FORTUNELLO DIRETTORE D'ORCHESTRA, con gli stessi interpreti, ma non se ne ha per il momento traccia.


8) LA VENDETTA DELLO SCEMO
(o LO SCEMO SALVATORE)

Regia di Max (Umberto Mucci).
Interpreti (in ordine alfabetico)
Umberto Mucci, Guido Petrungaro, PAOLA PEZZAGLIA, Mary Letty, Max.
Produzione: Falero Film, Napoli.
Visto censura 16228 dell'1/7/1921. 
Esce il 21/7/1921 (fonte: silentfilms.wolfzen.com).
Lungometraggio in 4 parti. Mt. 1311.

Alcune fonti relative a questo film storpiano il cognome, come spesso è accaduto, in Pazzaglia.

Questo è l'unico film di Paolina di cui non possediamo immagini.

Il film ebbe problemi di censura: una scena di strangolamento e la didascalia "Lo scemo gusta la vendetta" vennero eliminate:

Dall'Elenco delle Pellicole Cinematografiche
approvate dal Ministero dell'Interno. 
Direzione Generale della Pubblica Sicurezza.













ALTRI FILM?

Restano da scoprire altri eventuali film interpretati da Paolina, ma le fonti d'epoca giunte fino a noi sono largamente incomplete, e i film come sempre introvabili.

Abbiamo un fondato dubbio sul film "Fedra" del 1909, in quanto questa tragedia euripidiana, efficacemente riscritta da Umberto Bozzini, fu portata trionfalmente sulle scene dalla Compagnia di Italia Vitaliani al Teatro Valle di Roma in quello stesso anno, come attesta il prestigioso critico Domenico Oliva, che nel suo libro "Il teatro in Italia nel 1909" dedica 13 pagine alla "Fedra", non lesinando critiche anche severe, ma elogiando la giovane Paolina, che vi prendeva parte nel ruolo della così indicata "Prima Ancella".



Fu un evento che rimase nella storia del teatro italiano, tanto che con lo stesso cast ne fu contemporaneamente girato anche un film, di cui possediamo la trama diffusa dalla Casa di Produzione, nella quale fin dalla prima scena compaiono le ancelle, e una di esse, Aricia, ha una parte di buon rilievo, essendo la giovane di cui si innamora Ippolito, figliastro di Fedra, che si è morbosamente di lui invaghita (da qui la tragedia).
Però le fonti cinematografiche giunte fino a noi (come spessissimo incomplete) citano solo quattro attori tra gli interpreti del film, tutti quanti già componenti la Compagnia teatrale nelle parti principali, e l'ancella Paolina tra questi non appare (mancano all'appello cinque dei nomi che conosciamo). Ma è logico pensare che tutta la Compagnia vi abbia preso parte, forte della positiva parallela esperienza teatrale. 

Una scena del film "Fedra", 1909.
"Fedra" quindi potrebbe essere stato il primo film di Paolina: peccato non poterne avere certezza.

Ci intriga parecchio il film "I bassifondi di Marsiglia", prodotto nel 1916 dalla Italo-Egiziana Film, la stessa casa de "La capanna dello zio Tom", e di cui si conoscono solo i nomi di due attori: Maria Campi ed Ermanno Pellegrini, guarda caso presenti anche nel film succitato. Stessa casa di produzione, stessi attori, stesso sceneggiatore (Carlo Merlini)... Ma attenzione: il film esce solo nel 1919 distribuito dalla Circe Film, che aveva rilevato la Italo-Egiziana, anche se quest'ultima l'aveva già a suo tempo pubbicizzato. 




Nel breve lasso di tempo intercorrente dal 1917 al 1918 si svolge la maggior parte della carriera cinematografica di Paolina (in questi due anni partecipa alla lavorazione di 6 dei suoi 8 film), e molti sono gli interrogativi sul perché lei abbia girato solo negli anni 1914 (1) -1917/1918 (6) - 1921 (1). Mancano date, e un bel 1916 con rimbalzo al 1919 ci starebbe assai bene. Tutto questo non basta per nutrire certezze, ma è sufficiente per formulare l'ipotesi (quasi più un desiderio) che Paolina abbia potuto prendere parte anche a questo film "marsigliese". 

Resta in sospeso "L'emulo di Fortunello direttore d'orchestra", annunciato dalla stampa, con Paolina ancora nel ruolo di Madama Girasole, film di cui però non si hanno tracce. 


Con tutta probabilità non fu mai realizzato, o forse realizzato contemporaneamente a "Le peripezie dell'emulo di Fortunello e compagni" e mai distribuito.

Ma non basta: sempre nel 1918 uscì un film intitolato "Capriole del cuore" (titoli alternativi: "Fortunello fotografo", "Le avventure di Fortunello e Cirillo"), diretto da Luigi Roatto e prodotto dai F.lli Roatto di Venezia. Niente di che, se l'interprete di Fortunello non fosse lo stesso del nostro "Emulo": Egidio Velotti. 
Questo ci fa sorgere dei legittimi dubbi: stesso anno, stesso Fortunello, che però purtroppo è anche il solo interprete che viene menzionato. E gli altri? E tra gli altri non avrebbe potuto esserci anche Madama Girasole/Paola Pezzaglia?






Come soggettista e sceneggiatrice:


LA CINEMATOGRAFICITÀ
DI PAOLINA:

GENIO MALEFICO

                 


Paolina scriveva.

Evidentemente non le bastava recitare: sentì anche la necessità di scrivere per le scene.
E per farlo scelse il cinema.

Il copione che ci è giunto fresco ancora della sua calligrafia è una sceneggiatura di 25 pagine, e anche ben calibrata, per un film muto in quattro parti: GENIO MALEFICO.
Risulta essere uscito, con lo stesso titolo, il seguente film:

GENIO MALEFICO

regia di Giuseppe De Liguoro
Compagnia di Produzione e Distribuzione: Milano Films.
Marzo 1912.
Interpreti: Angelina Barbaroux, Ernestina Zaggia, Giuseppe De Liguoro, G. De Crescenzo.
Visto censura 4840.
Mt. 645.
In Francia: MAUVAIS GENIE.
In Spagna: GENIO MALEFICO.
In Austria: EIN BOSER DAMON.

Da un documento francese risulta esistere anche un titolo alternativo: GENIE MALEFIQUE, e un sottotitolo italiano: "Redenzione di un'anima".

Però tra le due storie c'è solo un'identità di titolo: infatti non hanno niente a che vedere tra loro. La trama del film di De Liguoro, sceneggiatore egli stesso della pellicola, risulta più convenzionale rispetto a quella, assai più ardita, escogitata daPaolina.


La sua lettura ha coinvolto chi vi scrive al punto di vederselo scorrere davanti, il film, completo di ambientazioni, azioni e didascalie, nel più puro stile dell'epoca.

Dentro c'è tutto, dall'amore alla guerra, dallo scienziato pazzo alle insane incestuose passioni, dal tentato omicidio alla giusta punizione del cattivo, 
fino al radioso felice finale.

In "Genio Malefico", firmato da Paola Pezzaglia (non Paolina: era cinema) anche la tecnologia dell'epoca, in particolare l'elettricità, viene usata ai fini della drammatizzazione del racconto, che ha dei momenti di vera suspence
e notevoli tinteggiature horror.

Come sempre Paolina ha stupito: chi se lo sarebbe aspettato?
La nostra Paolina si dimostra ancora una volta avanti sui tempi.

Nella protagonista, che guarda caso si chiama Paola, possono ritrovarsi caratteristiche e sentimenti dell'autrice stessa: l'amore per la natura, l'avversione per le convenzioni, le lunghe galoppate a cavallo, la generosità nel donare la propria opera ai feriti di guerra...
E tanta, tanta passione romantica.




Immaginiamo che Paolina avrebbe voluto interpretare lei stessa il ruolo della protagonista, ed è un vero peccato che questo film, a quanto ci risulta, non sia stato mai girato.

"Genio Malefico" resta a testimoniare la completa "cinematograficità" di Paola Pezzaglia, che aveva imparato subito l'arte del coinvolgere gli spettatori dal grande schermo, non solo attraverso la propria immagine,
ma servendosi anche della parola scritta.


E ne conferma la grande intelligenza scenica.
Trama
Paola (la protagonista, in cui si riconosce facilmente l'autrice), è una giovane spensierata che ama la natura, cavalcare e vivere sorridendo la propria gioventù. Suo zio è il proprietario di una fabbrica in cui lavora un giovane ingegnere di cui Paola si innamora. Ma il terribile zio è geloso e tenta di concupire la nipote, preso da una insana passione nei suoi confronti. Scoppia la guerra, e il giovane amato da Paola parte per il fronte. Il malefico zio ne approfitta per intensificare i suoi assalti incestuosi alla nipote, ma lei riesce a sfuggirgli impegnandosi come crocerossina nelle retrovie del conflitto. Qui ritrova, ferito, il suo amore. Quando questi torna a casa lo zio, vero genio malefico, attira in una trappola il reduce, rinchiudendolo in una stanza "elettrica", e ricatta la nipote: se lei gli cederà il suo amato avrà salva la vita, in caso contrario azionerà un congegno che lo incenerirà. Ma Paola riuscirà in extremis a vanificare le pessime intenzioni del cattivo zio, che finisce ucciso dalla sua stessa trappola, e può infine liberare l'uomo che ama. I due si avviano insieme verso un finale in cui l'amore trionfa.
Giudizi critici
La professoressa Monica Dall'Asta, scrittrice e docente di Cinema all'Università di Bologna, dopo aver preso visione della sceneggiatura, così si è espressa: 
Appassionante! Ben più interessante di quello che mi aspettavo. Sicuramente delle cose si possono dire circa la consapevolezza di Paola delle tecniche di montaggio, oltre alla più ovvia attenzione alla recitazione, all'ambientazione ecc. Molto interessante!

La dottoressa Valeria Veronica Mazza, nella sua Tesi di Laurea su 
Il soggetto scritto da Paola Pezzaglia è parecchio interessante, in quanto rappresenta il frutto ben riuscito di un miscuglio efficace di generi diversi: attinge, infatti, in parte dal repertorio letterario tardoromantico dalle trame di gusto gotico, con uno sfondo di toni horror e di intrighi torbidi carichi di ombre incestuose, in parte dal teatro naturalistico, con i suoi interni sobri e realistici e i dialoghi non artefatti, e risente anche degli echi futuristici del periodo, nella fascinazione per le macchine industriali e per le nuove invenzioni tecnologiche... Quello che colpisce maggiormente già a una prima lettura della sceneggiatura è la competenza tecnica di Paola Pezzaglia. A partire dal linguaggio usato, che in molti casi è prettamente cinematografico: utilizza, per esempio, termini come "dissolvenza", "controscena", "in primo piano", "interno dello stabilimento" e "esterno della palazzina", un gergo che prevede familiarità con il set e la conoscenza chiara e precisa dei codici che regolano le riprese di un film. Anche nella qualità delle didascalie si nota la stessa competenza: non sono messe a caso, all'iniziosono funzionali alla presentazione dei personaggi, man mano che la vicenda si sviluppa sottolineano le emozioni e le atmosfere, commentano le scene e, con brevi scambi di dialogo e frasi scelte, portano avanti gli eventi, alimentano la tensione e alla fine commentano anche l'epilogo... Paola Pezzaglia si sbilancia in diversi punti della sceneggiatura scrivendo di operai in fabbrica umiliati e sfruttati dal proprietario dello stabilimento... E nello stesso tempo l'ammirazione con cui gli operai trattano l'ingegnere e il modo in cui lui risponde, mostrando di preoccuparsi dei loro problemi ha un duplice effetto: da un lato ci aiuta a mettere a fuoco meglio la sua figura, dall'altro chiarisce il punto di vista dell'autrice che potremmo definire socialista.